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2 Settembre 2010

Legambiente

fiuminforma

Mare inquinato: l'allarme viene dai fiumi

L’78,5% DEI PRELIEVI ALLE FOCI RISULTA INQUINATO:
CEMENTIFICAZIONE, ESCAVAZIONI, INQUINAMENTO, SBARRAMENTI
LE CAUSE DEL DEGRADO

PRESENTATI I RISULTATI DI FIUMINFORMA, CAMPAGNA LEGAMBIENTE
DI ANALISI E E INFORMAZIONE SUI FIUMI ITALIANI
REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DI INFOSTRADA:
INQUINATA LA META’ DEI CAMPIONI ANALIZZATI

I PEGGIORI ANIENE E PESCARA CON IL 100% DEI PRELIEVI FUORI LEGGE
IL MIGLIORE L’OMBRONE CON IL 6,7%

18 FIUMI MONITORATI PER UN TOTALE DI 2229 KM,
DUE MESI DI CAMPAGNA, CENTINAIA DI ANALISI DELLE ACQUE

I fiumi, nemici giurati del mare. Il 78,5% dei campioni prelevati alle foci dei fiumi italiani risulta inquinato, un dato allarmante da cui si conferma che i corsi d’acqua sono tra i principali responsabili dell’inquinamento marino.

E’ questa la fotografia scattata da Fiuminforma, campagna Legambiente di analisi e informazione sullo stato di salute di 18 corsi d’acqua (Simeto, Neto, Arno, Bisagno, Argentina, Dora Baltea, Po, Piave, Ticino, Basento, Volturno, Pescara, Chienti, Adda, Ombrone, Tevere, Aniene, Nera) realizzata con il contributo di Infostrada, dopo due mesi di viaggio, di osservazioni, di analisi. I risultati di Fiuminforma sono stati presentati oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, Stefano Cagnoni, Direttore Relazioni Esterne & Press Office di Infostrada, Rossella Muroni dell’ufficio campagne di Legambiente, Lucia Fazzo dell’ufficio scientifico di Legambiente, Giuseppe Caiazza, Direttore Relazioni Esterne di Ford Italia.

La pessima salute dei tratti terminali dei nostri fiumi è tanto più preoccupante perché il carico inquinante nella maggior parte dei casi finisce in mare senza venire nemmeno misurato: le foci infatti rientrano tra quegli oltre 1069 chilometri di costa non controllati dal Ministero della Sanità in quanto permanentemente vietati alla balneazione. Ma anche risalendo dalle foci la situazione non migliora di molto, con quasi la metà dei campioni analizzati che risulta inquinata. E i problemi non si fermano all’inquinamento: discariche illecite (ben 686 le infrazioni denunciati dal NOE nel 2000), estrazioni indiscriminate di sabbia (259 infrazioni), scarichi fognari illegali (371 le infrazioni accertate), cementificazioni selvagge degli argini, sbarramenti artificiali, prelievi idrici, sono facce non meno scure del degrado degli ecosistemi fluviali e causa di quel diffuso dissesto idrogeologico che rende l’Italia così fragile e ha determinato, dal dopoguerra a oggi, 6356 tra alluvioni e frane interessando poco meno della metà (47,6%) di tutto il territorio italiano.

Fiuminforma ha cercato di stanare tutti i grandi nemici dei fiumi italiani, ma anche di accendere i riflettori su zone naturali intatte, paesaggi mozzafiato, oasi di rifugio per centinaia di specie animali e vegetali. La campagna di Legambiente è inoltre servita a riavvicinare i cittadini al fiume: lungo le sponde sono stati organizzati incontri, feste, attività all’aria aperta con l’obiettivo di rinsaldare il rapporto, troppo spesso allentato, tra le comunità e i loro fiumi.

"L’identikit tracciato da Fiuminforma è piuttosto allarmante - ha detto il presidente nazionale di Legambiente Ermete Realacci — e conferma che i nostri fiumi versano, per così dire, in cattive acque. Per questo siamo soddisfatti di avere ripreso l’attività di monitoraggio avviata all’inizio degli anni 90 con l’Operazione Fiumi. Da sottolineare soprattutto che i corsi d’acqua sono oggi tra i principali responsabili dell’inquinamento marino: una situazione che già riscontriamo ogni anno con la Goletta Verde (nell’edizione 2000, il 63,4% dei campioni prelevati alle foci è risultato di gran lunga oltre i limiti di legge), e che dimostra l’urgenza di intervenire in modo massiccio sulla depurazione, ma anche sul fronte della prevenzione e del ripristino delle aree degradate. Un altro elemento interessante emerso da Fiuminforma 2001 è che dove i fiumi conservano intatto il loro habitat naturale, mantengono anche una forte capacità di autodepurazione, cosa che non avviene nei tratti in cui il fiume si trasforma in un canale privo di vita, con gli argini escavati e gli alvei cementificati. Fiuminforma 2001 è stato anche un momento importante per riportare la gente sul fiume, perché i fiumi rappresentano un elemento fondamentale della nostra cultura, del nostro immaginario, del nostro stesso equilibrio psichico. Il rapporto con essi, con l’acqua, non è solo indispensabile per la nostra vita materiale. Sui fiumi è nata la storia dell’uomo, sono stati catalizzatori di vita ed enorme fonte di ricchezza per le molte civiltà nate sulle loro sponde".

"Infostrada ha contribuito all’iniziativa Fiuminforma — ha dichiarato Stefano Cagnoni - nella convinzione che logiche di mercato e la responsabilità sociale non possano procedere separatamente. L’ambiente, di cui i corsi d’acqua sono una delle più belle manifestazioni, rappresenta un valore assoluto per la qualità della nostra vita. Così, monitorare e informare, in una logica di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, diventano imperativi a cui è impossibile sottrarsi e un impegno capace di dare importanti risultati. Il positivo bilancio di Fiuminforma ne costituisce proprio una testimonianza".

Analizzando nel dettaglio le situazioni registrate nei vari fiumi (per la valutazione sono state prese in analisi le classi III, IV e VI, caratteristiche di una situazione di inquinamento piu’ o meno grave), spiccano in negativo l’Aniene e il Pescara dove il 100% dei prelievi effettuati risultano inquinati. La situazione migliore è stata riscontrata sull’Ombrone, dove solo il 6,7% dei campioni analizzati è risultato inquinato. Tra i grandi fiumi il peggiore è risultato l’Arno con in 66,6% dei risultati negativi, a seguire il Po ("graziato" però da alcuni giorni di piena che ha diluito gli inquinanti) con il 58% dei prelievi inquinati e il Tevere con il 40% dei prelievi fuori norma. Tornando all’esame della classifica in negativo questi i risultati: Basento con il 78,6% dei prelievi inquinati, Dora Baltea con il 67%; Arno 66,6%; Chienti 64,4; Simeto 60%; Po 58%; Volturno e Adda 54,5%; Tevere 40%; Bisagno e Argentina 37,5%; Neto 36,4%; Ticino 33,3%; Nera 13,3%; Piave 14%; Ombrone 6,7 %.

Fondamentale per disegnare il quadro generale della salute del sistema fluviale italiano è stata anche la collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e con il Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri. La mappa tracciata dal Corpo forestale su 15 fiumi dei 18 presi in esame da Fiumiforma 2001 evidenzia 449 illeciti di varia natura con una punta di 178 illeciti solo per abbandono di rifiuti. Ancora più allarmate la situazione tracciata dal Noe su tutti i fiumi italiani, dove si registrano 686 infrazioni accertate per discariche abusive (pubbliche e private), 691 per depuratori non in regola (sempre pubblici e privati), 371 scarichi fognari, 259 per estrazioni di sabbia e materiali inerti.

 

Salvare i fiumi italiani

"Per risollevare lo stato di salute dei nostri fiumi — ha aggiunto Realacci - servono politiche organiche a scala di bacino, che migliorino i sistemi depurativi e al tempo stesso garantiscano un uso appropriato del territorio e un uso corretto delle risorse idriche. Andavano in questo senso sia la legge 183/89 che la legge 32/94, che hanno portato all’istituzione delle Autorità di bacino e degli ambiti territoriali ottimali, ma la loro applicazione è stata speso del tutto carente. I Piani di bacino in pochissimi casi sono già operativi, e se le Autorità di bacino di interesse nazionale sono a buon punto la situazione è ancora molto arretrata per i bacini regionali come pure per l’istituzioni di aree protette fluviali. Oltretutto, la mancanza di pianificazione ha ripercussioni significative non solo sulla qualità dei corsi d’acqua, ma anche sull’assetto idrogeologico dei bacini idrografici: crescono di numero e di intensità gli eventi alluvionali, che spesso colpiscono proprio quelle aree con gravi ripercussioni sulla popolazione e sulle attività produttive. Andando sui singoli fiumi si rende evidente che la gravità di tali eventi è maggiore proprio dove più forti sono le attività antropiche e più invasive sono state le opere di artificializzazione".

 

Fiuminforma 2001: la campagna

Due squadre hanno percorso l’Italia per verificare lo stato di salute di 18 fiumi italiani, per un totale di 2229 chilometri. Il monitoraggio della prima squadra ha preso il via dalla Sicilia, con il fiume Simeto, ed ha proseguito verso nord con il Neto, l’Arno, il Bisagno, l’Argentina, la Dora Baltea, il Po, il Piave, il Ticino. Il Basento, in Basilicata, è stato il primo fiume analizzato dalla seconda squadra di Fiuminforma, che in seguito si è occupata del Volturno, del Pescara, del Chienti, dell’Adda, dell’Ombrone, del Tevere, dell’Aniene e del Nera.

Fiuminforma è uscito anche fuori dagli argini con molte iniziative collaterali. Gli incontri con i ragazzi e con le scuole, tenutisi direttamente sulle sponde, per consentire ai ragazzi di conoscere a fondo i segreti e i problemi dell’ecosistema fiume e di familiarizzare con le tecniche di campionamento e di analisi. Le attività sportive, giornate di divertimento con gare di canoa, di rafting, escursioni in mountain bike e a cavallo, che hanno riportato le persone a "vivere" il fiume. Al termine della gare si sono degustati i prodotti tipici delle località attraversate. I dibattiti, con i rappresentanti delle istituzioni (Autorità di Bacino, Agenzie Regionali per la protezione dell’ambiente, Enti Parco, Corpo Forestale dello Stato, Nucleo Operativo Ecologico dei Carbinieri, Protezione Civile), le associazioni di volontariato, i comitati impegnati in difesa dei fiumi. I blitz, manifestazioni di protesta per segnalare minacce particolarmente gravi: scarichi abusivi, aziende inquinanti, cementificazioni selvagge.

 

Fiuminforma 2001: le analisi scientifiche

Durante i due mesi della campagna sono stati presi in esame oltre 300 punti di campionamento. Per la valutazione si è tenuto conto della legge 152/99, che ha ammodernato e armonizzato l’intera normativa del settore. Sono state misurate le pressioni esercitate da attività umane, attraverso il calcolo del carico organico, del bilancio dell’ossigeno, dell’acidità, del grado di salinità e del carico microbiologico. Questi parametri sono stati poi incrociati con i risultati dell’Indice biotico esteso (I.B.E.), con cui viene valutato l’impatto antropico sulle comunità animali del corso d’acqua.

In base all’incrocio è stata determinata, per ogni tratto analizzato, una classe di qualità da 1 a 5, cui corrispondono gli stati di qualità ambientale elevato (classe 1), buono (classe 2), sufficiente (classe 3), scadente (classe 4) e pessimo (classe 5).

 

Fiuminforma 2001: il monitoraggio del territorio

I fenomeni di dissesto idrogeologico, con le alluvioni e le frane sempre più ricorrenti, le siccità che colpiscono intere regioni durante i mesi estivi, hanno la loro principale radice proprio nella cattiva gestione dei bacini idrografici e delle risorse idriche. Fiuminforma 2001 ha fatto il punto sui passi avanti compiuti e su tutto quello che resta da fare. Si è verificato dove sono stati approvati i piani di bacino e le norme di salvaguardia previsti dalla legge 183/89 e dal "decreto Sarno", sono state denunciate le opere e le attività antropiche illegali che rendono così fragili gli ecosistemi fluviali e mettono in pericolo la sicurezza di migliaia di persone, sono state illustrate le proposte di Legambiente per il risanamento e una corretta gestione dei bacini idrografici.

 

Fiuminforma 2001: i blitz

Numerosi i blitz di protesta organizzati contro quelle situazioni di illegalità che danneggiano l’ambiente fluviale. Tra i più significativi dell’edizione 2001 di Fiuminforma il blitz a Catania contro l’infrastruttura dell’Ancipa, l’emblema della pessima politica di gestione delle acque e del territorio condotta in Sicilia, oppure la protesta a Ponte d’Adda dove un’amministrazione scellerata vuole edificare in un’area esondabile e per far questo c’è in progetto di edificare un argine di 8 metri sulle sponde. E ancora a Pollein in Valle’Aosta o contro le escavazioni in alveo sul Piave.

 

I nemici del fiume

L’inquinamento. Nei corsi d’acqua si riversano gli scarichi di tutti i centri abitati, grandi e piccoli, che essi attraversano. In alcuni casi le acque reflue finiscono nei fiumi senza subire alcun processo di depurazione. Un caso eclatante è rappresentato dalla città di Milano, che a tutt’oggi è sprovvista di depuratore e i cui scarichi finiscono direttamente nel bacino del Po e di lì in Adriatico. Ad aggravare lo stato di salute degli ecosistemi fluviali contribuisce anche l’elevato uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura. A causa del gravissimo inquinamento di cui soffrono, i fiumi italiani hanno in gran parte perso la loro capacità di autodepurarsi, e questa condizione di degrado si ripercuote su buona parte dei nostri mari. Come se non bastasse a tutt’oggi non esiste una rete puntuale di monitoraggio della qualità delle acque.

Acqua rubata.Una delle principali cause di stress per i corsi fluviali sono le tante, troppe, captazioni di acqua che essi subiscono. In un anno, nel nostro paese si prelevano dai fiumi 980 m3 di acqua per abitante, la media più alta di tutta l’Unione Europea. In alcuni casi, specie nel Mezzogiorno, i fiumi sono ridotti a piccoli rigagnoli perché le loro acque, sia superficiali che di falda, vengono "catturate" e impiegate in attività agricole o industriali.

Cemento. Le opere di regimazione o di manomissione degli alvei come le arginature, le briglie di cemento o i gabbioni, talvolta contrabbandate come "sistemazioni idrauliche", "bonifiche ambientali degli alvei", finiscono spesso per alterare radicalmente l’equilibrio dell’ecosistema. Il corso dei fiumi così modificato perde le sue caratteristiche naturali e si trasforma in un canale privo di vita.

Cave. Le escavazioni selvagge sono un altro nemico temibile dei nostri fiumi. E ancora, dai corsi d’acqua del nostro territorio vengono estratti ogni anno 300 milioni di tonnellate di sabbia e ghiaia, ovvero sei tonnellate per ogni abitante. Un’attività che non solo distrugge gli ecosistemi fluviali, ma a cui è riconducibile l’erosione delle coste, private dell’apporto di sedimenti trasportato dai fiumi. L’estrazione di ghiaia e di sabbia, inoltre, causa l’assottigliamento dello strato permeabile che si trova sotto l’alveo, dove avvengono gli scambi tra le acque sotterranee e le acque superficiali. L’attività estrattiva causa poi la distruzione della copertura vegetale sia dell’alveo che, in molti casi, delle sponde.

 

Fiuminforma 2001 nei parchi

Nell’ultimo decennio il sistema nazionale delle aree protette è cresciuto fino ad inglobare circa il 10% del territorio nazionale. Sono 669 le aree protette, e molte comprendono fiumi e sistemi fluviali: dal Parco del Ticino all’oasi sulla foce del Simeto, il panorama delle aree protette fluviali è molto variegato. Basti pensare ai parchi del bacino del Po, che si estendono su un paesaggio vastissimo e complesso la cui tutela richiede un progetto organico capace di valorizzare le risorse naturali e culturali e, allo stesso tempo, di prevenirne i danni legati alle alluvioni. Per alcuni giorni, Fiuminforma 2001 ha viaggiato in parallelo con la Settimana Europea dei Parchi organizzata dalla Federparchi, che dal 19 al 26 di maggio ha animato con centinaia di iniziative tutti parchi nazionali, regionali e le aree protette.

A Fiuminforma 2001 hanno collaborato l’Upi (Unione Province Italiane), l’Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani), la Fick (Federazioni Italiana Canoa e Kayak), la Federparchi, il laboratorio Microbiol.

Gli automezzi sono forniti da FORD ITALIA, le canoe da NOVA.

Roma, 13 giugno 2001


Il dossier finale della campagna Fiuminforma 2001 è disponibile in formato Adobe Acrobat

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Dossier di presentazione della campagna | La campagna

 

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