2 Settembre 2010
La Terra soffoca per linquinamento, anche il clima sembra impazzire.
Al termine di un ventennio che ha visto crescere di quasi mezzo grado la temperatura media sulla Terra e aumentare il numero e lintensità degli eventi meteorologici estremi (uragani, inondazioni, ondate di calore, siccità), in molti ormai ipotizzano che siamo già entrati nellera delleffetto serra.
Certo leffetto serra è una minaccia sempre più concreta, che rischia di diventare incontrollabile se continuerà ai ritmi attuali limmissione nellatmosfera dei cosiddetti "gas di serra, sostanze prodotte dalle attività industriali - in particolare lanidride carbonica, prodotta dalla combustione di carbone petrolio e gas - o liberate per effetto di fenomeni, come la deforestazione, causati dalluomo. I rischi sono elevatissimi, perché un aumento ulteriore anche di pochi decimi di grado della temperatura terrestre innescherebbe una terribile reazione a catena: parziale scioglimento delle calotte polari, innalzamento del livello di mari e oceani, tropicalizzazione del clima in molte regioni oggi temperate (compresa parte dellItalia).
In base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, ogni Paese o gruppo di Paesi ha sottoscritto un proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tra i Paesi industrializzati, responsabili di gran parte delle emissioni che minacciano il clima e cui tocca perciò lo sforzo maggiore per una loro riduzione, solo lUnione europea ha in parte tenuto fede ai suoi impegni; quanto allItalia, malgrado alcuni positivi passi in avanti siamo stati uno dei primi Paesi ad adottare una "energy-carbon tax", imposta che grava sugli usi energetici a maggiore impatto climalterante -, lobiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il 2010 resta lontanissimo. Ora il fallimento della Conferenza dellAja, dove lEuropa non è riuscita ad imporre a Stati Uniti e Giappone laccettazione di misure incisive per curare la febbre del pianeta, mette tutti davanti a un bivio: o i governi, le forze politiche, i sistemi economici, gli stessi consumatori si muoveranno in fretta per fermare laumento delle emissioni che stanno alterando il clima, oppure tra pochi anni dovremo fronteggiare non più una minaccia, ma una drammatica realtà.
Per tutto questo, Legambiente ti chiede di firmare e di diffondere questa petizione, in cui si propone un piano di misure concrete e subito realizzabili capaci di abbattere le emissioni (consulta anche il documento "Caro petrolio?: è il tempo delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico"). Puoi sostenere la nostra campagna riproducendo il testo della petizione e il modulo per la raccolta delle firme e facendoli circolare tra gli amici, a scuola, in fabbrica, in ufficio. Così aiuterai anche tu a curare la febbre del pianeta.
Alcuni dei gas presenti nellaria, detti "gas serra", hanno la capacità di assorbire il calore di quella quota di radiazioni solari che una volta "rimbalzate" sulla superficie terrestre sfuggirebbero poi verso lo spazio: più cresce la loro concentrazione, e più aumenta la quantità di calore intrappolata nellatmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul nostro pianeta. Sono "gas serra lanidride carbonica (C02), i clorofluorocarburi (CFC), il metano (CH4), lossido di azoto (N20), lozono troposferico (03). La concentrazione dei gas serra" nellatmosfera cresce sia per laumento delle emissioni sia, nel caso dellanidride carbonica, per la sistematica distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi, infatti, agiscono da veri e propri "accumulatori" di carbonio, e per ogni ettaro di foresta bruciato cresce quindi di un po la quantità di anidride carbonica liberata nellaria, e con essa leffetto serra.

A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione dei "gas serra" nellatmosfera è progressivamente aumentata: era di 280 parti per milione alla metà dellOttocento, è oggi di 370 parti per milione. Parallelamente, si è verificato anche un graduale aumento della temperatura media, che negli ultimi anni ha subìto unaccelerazione: gli anni 90 sono stati il decennio più caldo a memoria duomo, e al 98 è toccato il record di anno più caldo mai registrato.
LE
CAUSEA provocare leffetto serra sono lanidride carbonica, i clorofluorocarburi, il metano, lossido di azoto, lozono troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale "gas serra", proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dallattività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno delleutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari, tra cui lAdriatico, sono anche responsabili di buona parte delle emissioni di ossido di azoto.
Infine altri due "imputati" di primo piano sono i clorofluorocarburi responsabili della distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo.
Quanto alla parte di colpa" delle varie aree geo-politiche del mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà delle emissioni di anidride carbonica e degli altri "gas serra" viene dai Paesi industrializzati - Stati Uniti, Unione europea, Canada, Giappone, Australia - dove vive appena un quinto della popolazione mondiale.
Se le emissioni dei "gas di serra" in atmosfera proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5 gradi centigradi. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche a vari livelli.

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La minaccia delleffetto serra è conosciuta da molti anni, ma i governi faticano maledettamente a compiere gli atti necessari per fermarla. Il petrolio e gli altri combustibili fossili, cui si deve gran parte delle emissioni, continuano a farla da padroni nei sistemi energetici dei Paesi più ricchi, mentre restano al palo le fonti "pulite" e si fa pochissimo per promuovere il risparmio energetico. In base al Protocollo di Kyoto firmato nel 1997, le nazioni industrializzate hanno preso limpegno di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 5% entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del 90: un obiettivo troppo timido, visto che m olte delle conseguenze previste in caso di riscaldamento del pianeta sono già in parte una realtà, e in ogni caso un obiettivo che rimane lontanissimo. In particolare lItalia, che si è impegnata a ridurre del 6,5% entro il 2010 rispetto al 90 le emissioni di CO2, finora ha fatto assai poco per centrare lobiettivo, tanto che al 98 le nostre emissioni erano addirittura cresciute di oltre il 5%. Un ritardo, oltretutto, doppiamente autolesionista, perché quasi tutte le misure utili ad abbattere le emissioni di CO2 servirebbero anche a combattere linquinamento atmosferico e a ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dal petrolio.
Legambiente con questa petizione chiede ai Capi di Stato e di Governo del
"G8" che si riuniranno a Genova il prossimo luglio di concordare
una posizione comune capace di superare lo stallo registrato alla Conferenza
dellAja, sulla base di un programma di azione che consenta il raggiungimento
degli obiettivi stabiliti nel Protocollo di Kyoto; in particolare, chiede
al governo italiano di adottare misure concrete ed incisive per diminuire
i consumi energetici e incentivare le fonti rinnovabili. Questi gli interventi
proposti: installare nei prossimi 20 anni 10 mila megawatt di turbine eoliche
e 10 mila tetti fotrovoltaici, che ricavano elettricità dallenergia
solare; spostare in 6 anni il 4% dei passeggeri e il 5% delle merci dal trasporto
su strada a quello su rotaia e via mare; dimezzare negli edifici esistenti
i consumi di energia per uso domestico, incentivando in particolare lutilizzo
di lampade ad alta efficienza, la diffusione di elettrodomestici a
basso consumo, il passaggio dagli scaldabagni elettrici a quelli
a metano o ad energia solare. Questo programma consentirebbe di raggiungere
lobiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2, ridurrebbe del 50%
da oggi al 2020 la nostra dipendenza dal petrolio, ci farebbe risparmiare oltre
150 mila miliardi.
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