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18 Marzo 2010

di Legambiente
in collaborazione con Infostrada

 

DOSSIER DI PRESENTAZIONE

 

Roma, 30 marzo 2001.

Inquinamento, estrazione sistematica di ghiaia e sabbia, cementificazione degli argini e sottrazione dell'acqua per attività agricole o industriali. Sono i grandi nemici dei fiumi italiani, che minacciano l'habitat naturale e la salute dei cittadini, provocano frane e inondazioni, con conseguenze spesso drammatiche. Un degrado che si trascina da anni, ma i tentativi volti a porvi rimedio sono risultati finora sporadici o insufficienti. Basti pensare al fatto che la rete di monitoraggio dell’inquinamento fluviale allo stato attuale non permette un'analisi puntuale dello stato di salute di questi ecosistemi. Da qui la decisione di Legambiente di rilanciare la sua "Operazione Fiumi", che già nelle prime tre edizioni, organizzate tra il 1992 e il 1994, aveva permesso di tracciare un identikit dettagliato dei fiumi italiani. Ribattezzata "Fiuminforma", la campagna ambientalista di quest'anno, realizzata con il contributo di Infostrada, prenderà il via oggi, e per i prossimi due mesi vedrà impegnate due squadre in un'analisi a tappeto di buona parte del nostro patrimonio fluviale, dalla Sicilia fino alla Valle d'Aosta. Sono 19 i fiumi destinati a finire sotto la lente di ingrandimento di Legambiente, che nei due mesi della campagna effettuerà più di 300 campionamenti in altrettanti punti selezionati lungo le rive.

Di fronte alle recenti emergenze ambientali che hanno avuto per protagonisti i fiumi del nostro paese Legambiente ha ritenuto dunque doveroso e opportuno riprendere il discorso avviato nella prima metà degli anni '90, con il monitoraggio dei principali corsi d'acqua italiani. Con questa iniziativa si vuole portare nuovamente all'attenzione dell'opinione pubblica il ruolo fondamentale rivestito dai fiumi dal punto di vista ambientale. Da essi dipende ad esempio la salute dei nostri mari: basti pensare ai nitrati e ai fosfati prodotti dai campi coltivati e dagli allevamenti o agli scarichi fognari che, trasportati da fiumi e torrenti, finiscono per inquinare le acque marine. I fiumi, però, sono vittime, non imputati. I disastri ambientali che li riguardano sono infatti la diretta conseguenza di scelte sciagurate compiute dall'uomo: dall'attività selvaggia di cementificazione degli argini alla canalizzazione, dall'escavazione in alveo alla costruzione di dighe e sbarramenti, che hanno stravolto il territorio, privandolo delle sue difese naturali in caso di precipitazioni, anche quando le piogge non sono affatto straordinarie. Fiuminforma rappresenta un'ottima occasione per fare il punto della situazione e per promuovere un approccio diverso alla gestione dell'ecosistema fluviale. Un approccio in grado di invertire la tendenza, attraverso progetti e investimenti che favoriscano la rinaturalizzazione dei fiumi e la salvaguardia dei loro ecosistemi.


disponibile in acrobat

Il programma di Fiuminforma | Lo stato di salute dei Fiumi Italiani | Fiumi al setaccio | La campagna

 




IL PROGRAMMA DI "FIUMINFORMA"

Ciascuna delle due squadre che prendono parte a Fiuminforma è composta da sei persone: due tecnici, un biologo e un chimico, incaricati di effettuare i campionamenti e le analisi delle acque, un organizzatore-portavoce, responsabile degli aspetti logistici della campagna e della comunicazione, un addetto stampa, un rappresentante di Infostrada e un promoter, cui spetterà la gestione delle numerose iniziative che prenderanno vita sulle rive dei fiumi e nelle città attraversate dal convoglio ecologista. Scopo di "Fiuminforma", infatti, non è solo quello di verificare lo stato di salute dell'ecosistema fluviale, ma anche quello di riallacciare il rapporto ancestrale tra l'essere umano e il fiume, che con l'avanzare della moderna società urbana e industriale si è progressivamente affievolito.

Un progetto di questo tipo deve necessariamente partire dai giovani. Per questa ragione sono in programma incontri con i ragazzi delle scuole, che potranno assistere in prima persona sulle sponde dei fiumi alle attività di campionamento e analisi delle acque. Nell'ambito di ogni tappa sono previste anche giornate dedicate al divertimento, con gare in canoa e di rafting, ed escursioni in mountain bike e a cavallo, organizzate in collaborazione con i circoli locali di Legambiente e accompagnate dalla degustazione dei prodotti tipici delle terre attraversate. Gli aspetti più ludici dell'iniziativa di Legambiente saranno integrati da numerosi dibattiti con i rappresentanti delle istituzioni e delle varie strutture preposte al controllo ed alla salvaguardia del patrimonio fluviale, come per esempio le Autorità di Bacino, le Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente, gli Enti Parco, il Corpo Forestale dello Stato, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri e la Protezione Civile. Non mancheranno, inoltre, blitz di protesta per segnalare i casi più eclatanti di aggressione all'ecosistema dei fiumi, vale a dire scarichi abusivi, aziende inquinanti o cementificazioni selvagge.

 

I FIUMI MONITORATI

Sono 19 i fiumi destinati a finire sotto la lente di ingrandimento di Legambiente, che nei due mesi della campagna effettuerà più di 300 campionamenti in altrettanti punti selezionati lungo le rive. Non solo, oltre ai fiumi principali verranno effettuati dei campionamenti a monte e a valle degli affluenti più importanti. Per la valutazione dei corsi d'acqua si terrà conto della legge 152 del 1999, che ha ammodernato e armonizzato l'intera normativa del settore, introducendo innovazioni significative anche sul piano del monitoraggio, della classificazione dei fiumi e degli obiettivi per gli eventuali risanamenti. I parametri che verranno analizzati riflettono le pressioni dell'attività umana sull'habitat naturale attraverso la misurazione del carico organico, del bilancio dell'ossigeno, dell'acidità, del grado di salinità e del carico microbiologico dell'acqua. Tutti questi elementi verranno successivamente incrociati con i risultati dell'Indice Biotico Esteso (Ibe), che consente di valutare l'impatto umano sulle comunità animali del corso d'acqua, e in base ai risultati ottenuti ad ogni tratto fluviale analizzato verrà attribuita una classe di appartenenza, in una scala da uno a cinque che misura gli stati di qualità ambientale. Nel dettaglio, alla classe 1 corrisponde uno stato di qualità ambientale "elevato", alla classe 2 "buono", alla classe 3 "sufficiente", alla classe 4 "scadente", e alla classe 5 "pessimo".

Il monitoraggio della prima squadra prenderà il via in Sicilia, con il fiume Simeto, e proseguirà verso nord con il Neto, l'Arno, il Bisagno, il Polcevera, l'Argentina, la Dora Baltea, il Po e il Piave. Sarà invece il Basento, in Basilicata, il primo fiume ad essere analizzato dalla seconda squadra di "Fiuminforma", che in seguito si occuperà del Volturno, del Pescara, del Chienti, del Seveso, del Lambro, dell'Olona, dell'Ombrone, del Tevere e del Nera.

 

 

LO STATO DI SALUTE DEI FIUMI ITALIANI

 

LA QUALITA'

Lo stato di salute della risorsa idrica superficiale nel nostro paese è ancora difficilmente valutabile nel suo insieme a causa della mancanza dei dati omogenei. La rete di monitoraggio esistente, come già accennato in precedenza, non è infatti ancora adeguata per rendere possibile un’analisi puntuale dello stato di qualità dei corpi idrici e per valutare i reali progressi compiuti con le pur scarse politiche di risanamento introdotte con la legge 319 del 1976 (legge Merli), oggi superata dal decreto legislativo 152 del 1999.

I pochi dati disponibili relativi all’inquinamento organico e batteriologico indicano in ogni modo che l’attuale stato di salute è ben lontano dagli obiettivi di qualità necessari per usi esigenti della risorsa. Le condizioni di degrado dei grandi fiumi sono rimaste pressappoco stabili e difficilmente mostrano segni di miglioramento, mentre allo stesso tempo sono peggiorate quelle dei corsi minori. Pochissimi e spesso puntuali i dati sull’inquinamento di tipo industriale e sulla presenza di metalli pesanti.

Nei bacini del nord della penisola la qualità non è quasi mai classificabile come "buona", ma è invece spesso "sufficiente", pur in presenza di situazioni particolarmente critiche in alcuni corsi d'acqua quali il Lambro e la Bormida. Questa situazione è tendenzialmente stabile. Le politiche di risanamento attuate dalla fine degli anni ’70 ad oggi, con alcuni clamorosi "buchi" come quello rappresentato dal mancato depuratore di Milano, hanno determinato un certo miglioramento che non è però andato oltre i livelli di accettabilità, segno evidente che l’approccio utilizzato non basta per invertire la tendenza.

I corsi d’acqua dell’Italia centrale presentano, rispetto ai bacini settentrionali, un carattere meno fluviale e più torrentizio. Per questa ragione i principali problemi si riscontrano nel periodo estivo e nei tratti di foce. La qualità, anche in questo caso, non va oltre la condizione "sufficiente", con alcuni punti di particolare criticità soprattutto dopo l’attraversamento dei tratti urbani: è il caso, per esempio, dell’Arno a valle di Firenze e del Tevere dopo che ha attraversato Roma.

Al sud i corsi d’acqua hanno esclusivamente un carattere torrentizio, asciutti per lunghi periodi dell’anno e con una forte pressione antropica nel tratto finale a ridosso della costa. Le condizioni di qualità, laddove conosciute, nella maggioranza dei casi sono modeste, e il contributo delle acque costiere in termini di inquinamento di natura organica e batterica è tendenzialmente molto elevato.

 

I PROBLEMI

La depurazione delle acque

La situazione della depurazione delle acque reflue nel nostro paese non riesce ancora a coprire il fabbisogno richiesto. I dati aggiornati al 1996 indicano che circa l’80 per cento del carico inquinante urbano è collettato verso un impianto fognario, il 62 per cento avviato a depurazione, e il 18 per cento rilasciato nei corpi idrici senza alcun tipo di trattamento. Il rimanente 20 per cento proviene da insediamenti privi di sistema fognario, ovvero piccoli centri, case sparse, ma anche grandi periferie urbane e insediamenti abusivi. Il quadro è ancora più critico se analizzato da un punto di vista di efficienza del sistema esistente. Il censimento effettuato nel 1998 dal Noe mostra, infatti, che circa un decimo degli impianti di depurazione esistenti non funziona ed il 6 per cento non rispetta i limiti di legge. Nonostante l’eccezionale sforzo compiuto dal nostro paese in termini di infrastrutture depurative dal 1976 ad oggi, e nonostante l’ingente impegno economico sostenuto, pari a circa 50mila miliardi, la rete di fognatura e di depurazione è ancora fortemente inadeguata e insufficiente.

L’analisi a livello territoriale mostra profonde differenze tra nord, centro e sud della penisola. Nelle regioni settentrionali si concentrano infatti le infrastrutture depurative con maggiore capacità di trattamento, con la clamorosa eccezione della metropoli milanese, che è tuttora priva di qualsiasi sistema depurativo, in violazione anche dei termini previsti dalla normativa comunitaria e nazionale. Vi sono, oltre a Milano, anche altre grandi aree urbane caratterizzate da una rete insufficiente, in particolare numerosi capoluoghi del nord-est, fra cui Padova e Treviso. Altrettanto critica è la situazione di alcuni distretti industriali del veneto nei bacini del Piave e del Brenta.

Nelle regioni centrali sono più numerosi i capoluoghi con insufficiente capacità depurativa. In particolare è decisamente critica la situazione del basso bacino dell’Arno, nonostante gli onerosi interventi di depurazione messi in opera dai distretti industriali del cuoio e del tessile. Firenze non ha ancora un sistema di depurazione in grado di coprire il fabbisogno richiesto. Analoga situazione si riscontra ad Imperia e a Grosseto, ma sono almeno altri 10 i capoluoghi dell’Italia centrale caratterizzati da serie carenze nella depurazione dei reflui urbani.

La situazione appare ancora più grave nel Mezzogiorno, dove il deficit dal punto di vista della depurazione appare diffuso su tutte le regioni: gli impianti realizzati si sono dimostrati inadeguati al fabbisogno ed è proprio in queste regioni che si concentra la gran parte degli impianti non funzionanti o mai entrati in funzione per mancato allacciamento alla linea elettrica, per errori di progettazione, per furti di pezzi, soltanto per elencare alcuni dei motivi. La situazione è particolarmente critica nelle grandi aree urbane e nelle periferie dove non è mai stata nemmeno progettata la rete fognaria.

I prelievi di acqua

Siamo il paese che preleva la più alta quantità d’acqua procapite di tutta la Comunità europea: 980 metricubi per abitante per anno, contro una media europea di 600. Siamo al primo posto anche dal punto di vista della quantità di prelievi per usi domestici, e solo al secondo come rapporto tra acqua prelevata e disponibilità della risorsa. Le risorse di acqua superficiale disponibili sono valutate in circa 52 Kmcubi all'anno, e di queste se ne prelevano circa 40 Kmcubi (IRSA), di cui circa un quinto per usi civili, altrettanti per usi industriali, la metà per usi irrigui e l’11 per cento per produrre energia elettrica. L’Italia del nord consuma da sola il 70 per cento dell’acqua e l’agricoltura è sicuramente il settore che ne fa un uso maggiore. Un dato, quest'ultimo, che vale per tutte le regioni.

L’acqua per usi civili proviene in gran parte dalle risorse sotterranee, ovvero falde e sorgenti. Al sud, e soprattutto in Sicilia e Sardegna, l’approvvigionamento idrico per usi civili proviene dagli invasi superficiali da cui deriva il 15-25 per cento dell’acqua erogata. In Sardegna, Sicilia, Calabria e Basilicata si concentra circa il 40 per cento della capacità di invaso artificiale italiana, costituita da 60 serbatoi, 1.800 schemi di derivazione e 30mila chilometri di condotte. Sono inoltre in corso di realizzazione serbatoi per circa due kmcubi di acqua, ma ciò nonostante oltre metà della popolazione non ha a disposizione una quantità di acqua sufficiente per almeno un trimestre all’anno.

Alluvioni e dissesto idrogeologico

Dopo oltre dieci anni dall’approvazione della legge 183 di difesa del suolo, una legge fortemente voluta da Legambiente perché di fondamentale importanza per governare in maniera corretta il territorio, gran parte di esso resta soggetto ad un diffuso dissesto idrogeologico e i danni causati ogni anno dalle alluvioni ammontano a molte decine di miliardi. Il rischio idraulico, così come quello del dissesto idrogeologico, ossia la diffusa franosità dei versanti collinari e montani, profondamente interconnessi, sono ormai divenuti i principali fenomeni di emergenza nazionale. L’intero territorio di pianura e gran parte di quello della fascia pedemontana e di fondovalle presenta un rischio diffuso di fenomeni alluvionali. In pratica, tutte le aree urbane di pianura vanno incontro ad allagamenti anche in occasione di fenomeni meteorici non particolarmente intensi, e l’intero territorio montano e collinoso presenta una diffusa situazione di rischio idrogeologico. Sono 6.356 le aree colpite in Italia da alluvioni e frane dal dopoguerra al 1999, pari a poco meno della metà (47,6 per cento) di tutto il territorio italiano.

Le regioni a più alta densità di dissesto sono Campania e Calabria, seguite da Marche e Umbria. I risultati ottenuti quindi non sono soddisfacenti: molte autorità di bacino fino al decreto 180 non sono esistite, altre ancora non esistono, ma le frane e le alluvioni catastrofiche causate da decenni di espansione incontrollata dell'urbanizzazione e della artificializzazione dei corsi d’acqua sono continuate e, soprattutto, è proseguita la tentazione di uscirne con devastazioni territoriali macroscopiche o con i soliti disastrosi interventi di calcestruzzo o delle escavazioni delle "somme urgenze".

Il censimento delle aree a rischio frane, alluvioni e valanghe previsto dal decreto 180 del 1998 e dal successivo decreto 132 del 1999, conosciuto anche come decreto Sarno, individua 1.173 Comuni (il 14,5 per cento del totale) a rischio molto elevato, ovvero con ricorrenza elevata di fenomeni franosi ed alluvionali, caratteristica dei terreni con elevatissima fragilità strutturale e con almeno un evento franoso già registrato sul territorio comunale, presenza di eventi calamitosi con un numero di vittime superiore a quattro e una propensione al dissesto molto elevata sia a livello strutturale che su base storica. Sono invece 2.498 (il 30,8 per cento) i Comuni a rischio elevato, ovvero quelli caratterizzati da una ricorrenza significativa di fenomeni franosi e alluvionali, da una significativa fragilità strutturale dei terreni ed da un'uguale propensione al dissesto.

L'estrazione di materiali inerti

La stima del prelievo di materiali inerti come ghiaia e sabbia dai corsi d’acqua del nostro territorio è dell’ordine di 300 milioni di tonnellate all’anno, ovvero sei tonnellate per abitante ogni anno, a fronte dei 1.500 chilometri di litorale in erosione e di circa 600 chilometri "protetti" da presidi in cemento. L’escavazione di materiali inerti dagli alvei dei fiumi è il principale responsabile dei fenomeni di erosione delle coste. Il fiume trasporta infatti durante il suo corso una grande quantità di materiale solido, che è rimosso dalla corrente e depositato lungo l’alveo e alla foce. Ma questo materiale è anche un’ambita materia prima per l’industria edilizia, dato che il riciclaggio e il recupero degli inerti purtroppo nel nostro paese è assolutamente marginale.

Se l’estrazione di materiale inerte dai fiumi fosse limitata ai tratti in cui i materiali si accumulano perché il fiume non ha abbastanza forza per portarli via, perché è diminuita la sua portata, si tratterebbe di un intervento positivo per il fiume stesso, una sorta di manutenzione del corso d’acqua. Il problema nasce dal fatto che troppo spesso si sottrae dall’alveo una quantità di inerti eccessiva, ed il prelievo avviene in maniera assolutamente non omogenea solo in alcuni tratti del corso d’acqua, spesso quelli di pianura, dove il materiale è più fino e quindi più prezioso. Ciò determina uno squilibrio delle dinamiche del fiume che, oltre a innescare fenomeni erosivi per mancato apporto solido alla foce, accresce la pericolosità del fiume stesso, che a valle del punto di prelievo acquista una forza maggiore ed in caso di piena potrà produrre danni più consistenti.

 

FIUME NATURALE E FIUME CEMENTIFICATO

Da una parte una sorta di paradiso terrestre, popolato da numerosissime specie di microrganismi, piante, invertebrati, pesci, anfibi, rettili e mammiferi, capace di adattarsi agli eventi atmosferici senza grossi traumi. Dall'altra un inferno fatto di cemento, in cui i corsi d'acqua sono costretti all'interno di canali artificiali, che privano flora e fauna delle risorse essenziali per sopravvivere e provocano danni devastanti in caso di piena. In pratica, due scenari completamente in antitesi, che emergono nel momento in cui le caratteristiche dei fiumi naturali vengono messe a confronto con quelle dei corsi d'acqua stravolti dall'intervento umano.

Da questo confronto risulta chiara la portata della violenza irrazionale perpetrata ai danni della natura. I corsi d'acqua naturali, infatti, sono caratterizzati da un'elevata diversità di habitat, in cui variano la velocità delle correnti, le profondità, le tipologie del substrato, la vegetazione e l'esposizione alla luce, con un fondale e una vegetazione spontanea di riva che offrono ripari adeguati per la flora e la fauna. Il percorso lungo e sinuoso tipico dei fiumi naturali sviluppa maggiori estensioni di superfici bagnate e, allo stesso tempo, permette all'acqua un tempo sufficiente ad entrare in contattto con il fondo, che ospita gli organismi dell'autodepurazione biologica. La conformazione dei corsi d'acqua naturali esercita anche un effetto frenante sulle correnti, tanto da mitigare gli effetti delle piene.

Il fiume cementificato, al contrario, con il suo tipico alveo rettilineo, nelle fasi di piena scarica a valle le correnti con energie devastanti, che provocano danni incalcolabili a tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Le rive di cemento, riducendo i tempi di percorrenza, accorciano il contatto dell'acqua con l'attività depurativa del fondo. La loro presenza mette a repentaglio anche la sopravvivenza di flora e fauna. Per molte specie, infatti, il cemento rappresenta una barriera insormontabile, che rende loro impossibile il pendolarismo acqua-terra, spesso indispensabile per la riproduzione. In più, l'eliminazione della vegetazione riparia impoverisce l'acqua di nutrimento e provoca altri effetti a catena. I pesci, abbagliati dal sole, diventano incapaci di catturare cibo e presto scompaiono, al pari degli invertebrati lucifugi. L'assenza di ombra provoca anche una drastica riduzione della concentrazione di ossigeno, accompagnata da un innalzamento eccessivo della temperatura dell'acqua, che d'estate può superare i 24-25 gradi. In queste condizioni i pesci si ammalano e muoiono.

FIUME NATURALE E FIUME CEMENTIFICATO A CONFRONTO

Corso d'acqua naturale

Corso d'acqua cementificato

Elevata diversità di habitat

Eliminazione della diversità dei microhabitat

Elevata diversità biologica

Drastica riduzione della diversità biologica

Percorso lungo e sinuoso con maggiori estensioni di superfici bagnate

Percorso rettilineizzato con ridotta estensione delle superfici bagnate nell'alveo canalizzato

Maggiore capacità di contenimento delle punte di piena

Ridotta capacità di contenimento delle punte di piena

Corrente frenata dalle anse, dalla sezione naturale e dal substrato naturale

Corrente con energie devastanti in caso di piena

Interscambio delle acque tra fiume e sottosuolo

Impossibilità di interscambio delle acque tra fiume e sottosuolo a causa del cemento

Vegetazione di sponda con ruolo di nutrimento e protezione dalla luce eccessiva

Eliminazione della vegetazione riparia che impoverisce l'acqua di nutrimento

Riscaldamento delle acque contenuto grazie all'ombreggiamento

Assenza di ombra con conseguente surriscaldamento dell'acqua

Scarsa proliferazione algale grazie all'ombreggiamento

Formazione di alghe filamentose

Vegetazione spontanea di riva, rifugio per anfibi, rettili, uccelli e mammiferi

Distruzione dell'habitat delle rive con conseguente scomparsa della fauna fluviale

Transizione acqua-terra di numerosi organismi attraverso le spiagge fluviali

Pendolarismo acqua-terra impossibile per molte specie a causa della cementificazione

Trasporto solido equilibrato in funzione della corrente e della pendenza

Deposito di sedimenti nel canale ed erosione a valle a carico delle spiagge in seguito allo stravolgimento della pendenza e della sezione dell'alveo

 

 

I DATI DELLA DEPURAZIONE

Di seguito vengono riportati i dati sulla capacità depurativa delle acque reflue dei comuni capoluoghi di provincia che insistono sui bacini idrografici di tre fiumi: Po, Arno e Tevere (dati Ecosistema Urbano 2000 di Legambiente).

PO

CITTA’

% DEPURAZIONE

Alessandria

83%

Aosta

100%

Asti

66%

Bergamo

94%

Biella

84%

Brescia

82%

Como

87%

Cremona

100%

Cuneo

87%

Ferrara

76%

Lecco

96%

Lodi

100%

Mantova

80%

Milano

0%

Modena

97%

Novara

65%

Parma

100%

Pavia

99%

Piacenza

98%

Reggio Emilia

83%

Rovigo

77%

Sondrio

100%

Torino

100%

Varese

77%

Vercelli

94%

 

 

ARNO

CITTA’

% DEPURAZIONE

Arezzo

68%

Firenze

15%

Livorno

100%

Lucca

52%

Perugia

83%

Pisa

47%

Pistoia

66%

Siena

97%

 

TEVERE

CITTA’

% DEPURAZIONE

Perugia

83%

Roma

89%

Terni

96%

Viterbo

83%

 

 

L’INQUINAMENTO DEL MARE ARRIVA DA MONTE: I DATI ALLE FOCI DEI FIUMI DI GOLETTA VERDE 2000 DI LEGAMBIENTE

Di seguito riportiamo i dati relativi all’ultima edizione di Goletta Verde di Legambiente ed in particolare i risultati ottenuti alle foci dei fiumi.

I parametri considerati sono quelli relativi alla normativa sulla balneazione: Coliformi fecali, Coliformi totali e Streptococchi.

Legenda:

* non inquinato (tutti i parametri entro i limiti di legge)

** leggermente inquinato (almeno un parametro oltre i limiti di legge)

*** inquinato (uno o più parametri almenno 5 volte oltre i limiti di legge)

**** gravemente inquinato (uno o più parametri almeno 10 volte oltre i limiti di legge)

LOCALITA’

PUNTO DI PRELIEVO

GIUDIZIO

Liguria

Foce Roia

Ventimiglia

***

Foce Centa

Albenga

***

Foce torrente Recco

Recco

***

Foce Entella

tra Lavagna e Chiavari

**

Foce Magra

Fiumaretta di Ameglia

**

Foce Rio Santa Lucia

Imperia lido

**

Toscana

Foce Serchio

 

****

Foce Arno

Marina di Pisa

****

Foce Calambrone

 

****

Foce Cecina

Marina di Cecina

**

Foce Ombrone

 

**

Lazio

Foce Marta

Tarquinia

***

Prefoce Tevere

Ostia via dell’Idroscalo 252

****

Foce Portatore

Porto Badino

**

Basilicata

Foce Bradano

 

****

Campania

Foce Garigliano

 

****

Foce Volturno

 

****

Foce Sarno

 

****

Foce Tusciano

Confine comune Battaglia

****

Foce Sele

 

****

Foce Alento

Ascea

***

Calabria

Foce Lao

Nord di Cirella

**

Foce Mesima

Rosarno

****

Foce Crati

Sibari

****

Abruzzo

Foce Sangro

 

****

Foce Saline

Montesilvano

****

Foce Vomano

Scerne

****

Foce Tordino

Santa Maria a Mare

****

Foce Salinello

tra Tortoreto e Giulianova

****

Marche

Foce Musone

Marcelli di Numana

****

Foce Aso

Pedaso

****

Foce Chienti

Macerata

****

Foce Esino

Rocca Priora

****

Foce Metauro

Madonna del Ponte

****

Emilia Romagna

Foce Rubicone

 

****

Foce Uniti

 

*

Foce destra Reno

Casal Borsetti

****

Foce Po

Po Goro

****

Friuli Venezia Giulia

Foce Tagliamento

Lignano Sabbiadoro

**

Foce Stella

Piancada zona Fraida

***

Foce Ausa

Aquileia

*

Foce Timavo

Duino

****

Veneto

Foce Po delle Tolle

 

****

Foce Brenta

Chioggia

****

Foce Adige

 

***

Foce Piave

Cortellazzo

****

Foce Livenza

Caorle

***

Sicilia

Foce torrente Mela

Barcellona-Messina

****

Foce Belice

 

****

Foce Gela

Gela

**

Foce Simeto

Catania

**

 

 

 

GLI SCARICHI INQUINANTI

Di seguito riportiamo i dati relativi agli scarichi censiti in Italia, su base provinciale, suddivisi per tipologia: civili, industriali, misti e zootecnici. Gli scarichi fiscono a mare direttamente o attraverso i fiumi.

Regione

N scarichi censiti

civili

industriali

misti

Zootecnici

altro

Piemonte

2689

2141

320

193

dnp

35

Valle d’Aosta

14

12

dnp

2

dnp

dnp

Lombardia

12.365

4386

2899

1076

dnp

4004

Trentino A.A.

dnp

dnp

dnp

Dnp

dnp

dnp

Veneto

1.384

134

1091

126

30

3

Friuli V.G.

7

6

dnp

1

dnp

dnp

Liguria

4149

3390

707

38

3

11

E. Romagna

3129

2016

338

772

dnp

3

Umbria

12.018

10.511

161

516

830

dnp

Toscana

3863

1048

1028

1586

195

11

Marche

1762

729

971

22

40

dnp

Lazio

310

191

34

74

11

dnp

Abruzzo

1385

1230

151

dnp

dnp

4

Molise

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

Campania

1797

965

321

212

299

dnp

Puglia

272

194

38

40

dnp

dnp

Basilicata

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

Calabria

1422

704

569

149

dnp

dnp

Sicilia

328

202

117

8

dnp

1

Sardegna

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

dnp

Italia

46.894

27.859

8.745

4.815

1.408

4.072

Legenda: dnp, dato non pervenuto

Fonte: ANPA, Centro Tematico Nazionale Acque interne e marine costiere, 2000

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