14 Marzo 2010
Con questo appello ci rivolgiamo alle istituzioni, alle imprese, alla comunità scientifica, al mondo ambientalista, a tutta l'opinione pubblica, perché prendano piena coscienza del nesso inscindibile che lega il progresso della scienza, di una scienza libera e responsabile, all'obiettivo di contrastare il degrado ambientale che minaccia gli equilibri ecologici, colpisce la vita degli uomini di oggi, ipoteca il destino delle future generazioni.
Sebbene i movimenti ecologisti siano stati influenzati anche da posizioni utopistiche, l'ambientalismo è però un pensiero politico a forte impronta scientifica: un pensiero le cui radici affondano nei nuovi paradigmi scientifici sull'interazione tra uomo e ambiente affermati dalla biologia e dall'ecologia nel corso dell'Ottocento e del Novecento, a partire dalla definizione del ruolo dell'ambiente nella teoria darwiniana dell'evoluzione. Analogamente, è dalla scienza che viene, nel corso del Novecento, l'intuizione che il meccanicismo di matrice cartesiana non è sufficiente a descrivere e spiegare la complessità e l'interdipendenza del mondo naturale e in particolare della vita.
Più di recente, sono stati i genetisti molecolari ad avvertire dei possibili pericoli derivanti dall'uso delle tecniche cosiddette del "Dna ricombinante", mentre dall'analisi dei comportamenti dinamici delle reti biologiche e dell'ambiente nel suo complesso sono venute indicazioni fortemente innovative per tutta la scienza, indicazioni che hanno contribuito allo sviluppo di intere discipline come la fisica e la matematica dei processi di dinamica non lineare e allo stesso sviluppo dell'ecologia e della meteorologia.
La continuità tra l'ecologia come riflessione scientifica ed epistemologica e l'ambientalismo come pensiero e movimento politico è del resto testimoniata dalla formazione tecnico-scientifica di moltissimi dei protagonisti antichi e recenti dell'impegno per la difesa dell'ambiente: erano botanici ed agronomi i primi conservazionisti americani dell'inizio del secolo scorso, cui si deve la creazione dei grandi parchi nazionali da Yellowstone a Yosemite; erano biologi gli autori dei libri di denuncia sul rischio di estinzione delle specie animali pubblicati negli anni '60; erano matematici, demografi ed economisti gli studiosi che all'inizio degli anni '70 lanciarono l'allarme sul pericolo che la crescita della popolazione e dei consumi esaurisse le risorse naturali e provocasse livelli d'inquinamento insopportabili per gli equilibri ecologici del pianeta; ed erano scienziati - biologi, economisti, fisici - anche i padri dell'ecologia politica, a cominciare da Barry Commoner, che un quarto di secolo fa teorizzarono la necessità di una riforma radicale dei meccanismi dello sviluppo economico e tecnologico come principale antidoto alla crisi ecologica.
D'altra parte, molti dei temi centrali nella denuncia e nell'azione del movimento ambientalista hanno agito da stimolo alla ricerca scientifica. Dall'aumento dell'effetto serra al buco nell'ozono, dal problema energetico fino ai possibili effetti secondari delle applicazioni di ingegneria genetica, i progressi delle conoscenze scientifiche si sono dimostrati un ausilio indispensabile nell'impegno per meglio valutare e per ridurre i rischi ambientali.
Per tutto questo, noi ci ribelliamo ai tentativi di contrapporre le ragioni della scienza a quelle della difesa dell'ambiente.
Ci opponiamo al fondamentalismo di chi, nel mondo ambientalista, esprime posizioni antiscientifiche e vede negli scienziati dei nemici.
Questo atteggiamento, che si manifesta il più delle volte nella tendenza a confondere scienza e tecnologia, fa leva su paure irrazionali ed ancestrali - il timore della "intrusione" nel nostro corpo e nella nostra mente e della perdita d'identità - e sul "mito del ricordo" che identifica il passato con un Eden immaginario. Su di esso, inoltre, influiscono negativamente i mezzi di comunicazione di massa, che utilizzano la paura e l'orrore come uno dei mezzi principali per catturare l'attenzione del pubblico, e anche l'approccio rigidamente rassicurante dei "tecnologi" che inevitabilmente aumenta la diffidenza verso la scienza e le sue applicazioni.
Al tempo stesso ci opponiamo alle campagne strumentali o disinformate di quanti descrivono l'ambientalismo come una cultura nemica della scienza, del progresso, giungendo per questa via a negare l'evidenza scientifica di problemi globali come l'aumento dell'effetto serra e le sue origini antropiche, o di rischi ambientali come la produzione di energia attraverso la fissione nucleare .
Questo opposto fondamentalismo, che negli scienziati e soprattutto nei tecnologi assume talvolta toni emotivi ed irrazionali non molto dissimili da quelli di certo ambientalismo, dà spesso voce ad interessi assai forti e potenti e trova alimento nel senso di frustrazione più che legittimo di molti appartenenti alla comunità scientifica per il ruolo marginale nel quale è tenuta da sempre la ricerca in Italia. Nel nostro Paese la scienza non ha mai goduto del prestigio e dell'attenzione che le sarebbero dovuti, e la domanda di ricerca da cui dipendono i finanziamenti - da parte dei governi ma anche delle imprese e dell'opinione pubblica in genere - é estremamente bassa: per questo scienziati e tecnologi, in lotta perenne per la sopravvivenza, tendono spesso a rifugiarsi dietro baluardi fatti di certezze assolute, dietro una visione assiomatica e determinista della scienza, e però queste reazioni finiscono per rafforzare nell'opinione pubblica quella immagine degli scienziati come apprendisti stregoni che è proprio una delle cause della fragilità del sistema della ricerca scientifica in Italia.
Noi crediamo che sia necessario superare questa contrapposizione, e rilanciare un dialogo forte tra comunità scientifica e mondo ambientalista. Un dialogo che deve fondarsi su alcuni valori e principii condivisi:
Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina
Enrico Alleva, Dirigente di Ricerca Laboratorio di Fisiopatologia di Organo e di Sistema Istituto Superiore di Sanità
Luigi Boitani, Direttore Dipartimento Biologia Animale e dell'Uomo Università di Roma "La Sapienza"
Enzo Boschi, Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Marcello Buiatti, Professore di Genetica Università di Firenze
Marcello Cini, Professore emerito di Fisica Università di Roma "La Sapienza"
Umberto Galimberti, Professore di Filosofia della Storia Università di Venezia
Giorgio Parisi, Professore di Teorie Quantistiche Università di Roma "La Sapienza"
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