2 Settembre 2010
Il DNA è una grossa molecola presente in tutti gli organismi viventi che porta in sé l'informazione genetica che determina lo sviluppo, il differenziamento e la riproduzione di ogni individuo. Dapprima si cominciò a modificare il patrimonio genetico di alcune piante semplicemente esponendo i semi a sostanze mutagene (es. radiazioni). Successivamente si scoprirono alcune metodiche che consentirono di tagliare il DNA in piccoli pezzetti che potessero essere spostati (trans-genetica) ed integrati all'interno di altri organismi viventi anche molto diversi tra loro. Fu subito chiaro che questa tecnologia consentiva di superare in pochi secondi quelle barriere alla riproduzione tra Regni e specie diverse che la natura aveva innalzato nei 4,6 miliardi di anni del nostro pianeta. Enormi le potenzialità, enormi i rischi connessi ad un utilizzo errato di questa nuova tecnologia.
Queste tecnologie sono applicate oggi sostanzialmente in campo medico-farmaceutico, in zootecnia (ma non si è riusciti a produrre nessun animale transgenico senza problemi collaterali) e nel campo agroalimentare.
Degli oltre 44 milioni di ettari di terra nel mondo coltivati ad Ogm, il 97% è ricoperto da piante modificate per due soli caratteri: resistenza a diserbanti e resistenza agli insetti. Tali caratteristiche sono conferite a soia, mais, patata, cotone e colza. Tra le altre caratteristiche indotte: produzione di grassi insaturi e ritardata marcescenza.
In Europa risalgono al 1996 le prime autorizzazioni europee all'importazione ed alla vendita di prodotti transgenici. Attualmente gli Ogm in commercio sono 18: tra questi una tipologia di soia, alcuni tipi di mais e di oli di colza, radicchio e tabacco. Molti Paesi (Francia, Germania, Austria e Lussemburgo, Norvegia ed Italia) hanno posto dei limiti a queste autorizzazioni vietando autonomamente la circolazione di alcune tipologie di mais gm. La coltivazione di Ogm (mais Bt) è attualmente autorizzata solamente in poche migliaia di ettari in Spagna. Negli Stati Uniti, maggiori produttori mondiali di Ogm, attualmente è autorizzata la coltivazione ed il commercio di 52 tipologie di prodotti transgenici, tra cui soia, mais, cotone, colza, patata, melone, pomodoro, papaya e tabacco. Sono in commercio anche latte, carni e prodotti caseari provenienti da vacche trattate con l'ormone transgenico della crescita, proibito in Europa perché cancerogeno.
Rischi per la salute. Non è ancora stata provata linnocuità per lorganismo umano o animale di una alimentazione a base di Ogm, ma non è neppure possibile effettuare un monitoraggio sulla popolazione che utilizza tali alimenti poiché questi non sono identificabili dagli acquirenti. Non è possibile quindi cercare delle correlazioni tra la dose di Ogm assunta e la risposta corporea. Tuttavia, si ipotizza il rischio di: aumento delle allergie alimentari, acquisizione della resistenza agli antibiotici; tossicità acuta e cronica; problemi al sistema immunitario; ingestione di maggiori quantità di residui di erbicidi; sviluppo di nuove varianti virali
Rischi per l'ambiente. Il problema fondamentale è l'alto grado di imprevedibilità che comporta il rilascio di organismi transgenici in ambiente, essendo normale ed incontrollabile in natura il trasferimento di geni tra specie diverse o tra individui della stessa specie. I problemi ipotizzabili sono: inquinamento genetico di varietà naturali, trasmissione della resistenza agli erbicidi a piante infestanti; evoluzione di parassiti "super-resistenti"; evoluzione o trasmissione di nuovi virus; permanenza di tossine Bt nel terreno o sui vegetali; diffusione del polline contenente tossine insetticide; aumento nell'uso di pesticidi/erbicidi; erosione sempre più rapida della biodiversità.
Rischi per la società. Non meno preoccupanti appaiono i possibili rischi per la società sintetizzabili in: perdita di identità ed autonomia per gli agricoltori; monopolio alimentare delle multinazionali; biocolonialismo e biopirateria
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