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15 Marzo 2010

Forum sulla Sovranità Alimentare

Forum sulla Sovranità Alimentare

 

L’8 giugno una grande manifestazione e poi sino al 13, in contemporanea con il lavori del World Food Summit della Fao, si tiene a Roma il Forum sulla Sovranità Alimentare organizzato dalle Ong e dai movimenti sociali. Un occasione straordinaria in cui si incontrano centinaia di uomini e donne provenienti da tutto il mondo. Con loro affermiamo che riduzione della povertà, sicurezza e sovranità alimentare e protezione dell’ambiente sono profondamente collegati tra loro. Un altro mondo deve essere davvero possibile se pensiamo a quegli 800 milioni di abitanti della Terra che ancora oggi soffrono la fame. Nel 1996 il Vertice Mondiale sull’Alimentazione della FAO si prefisse l’obiettivo di dimezzare quel numero nell’arco di 20 anni. E invece da allora sono cresciuti di 80 milioni gli uomini, le donne e i bambini che nei paesi poveri vivono al di sotto della soglia di povertà, 1 persona su 5 è cronicamente sottoalimentata e oltre 7 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di malnutrizione.

Appare ormai evidente che il modello di sviluppo legato allo sfruttamento intensivo della terra a carattere industriale e che ruota essenzialmente attorno all’agroindustria ed agli interessi delle grandi multinazionali del settore mostra tutti i suoi limiti ed è destinato a fallire gli obbiettivi della sicurezza alimentare, innanzitutto, e della salvaguardia degli equilibri naturali.

Di più, i processi di globalizzazione intensificatisi in questi ultimi anni e legati a politiche neoliberiste generano enormi diseguaglianze ed allargano sempre di più il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Inoltre la politica protezionistica derivata dall'applicazione dei regimi di sussidio in agricoltura che nei paesi sviluppati ha riversato una massa finanziaria di 1 miliardo di dollari al giorno (6 volte di più di quanto i Paesi più poveri hanno ricevuto complessivamente come aiuto da quelli ricchi) è stato un altro potente fattore di ingiustizia. Per questo è necessaria una svolta e su questo si deve impegnare il movimento che si oppone a questa globalizzazione.

Una svolta che punti su un’agricoltura che valorizzi le identità locali e le produzioni di qualità, che faccia della multifunzionalità, del rispetto degli equilibri ecologici e delle biodiversità, del valore aggiunto dell’eticità, del lavoro, della sicurezza alimentare, del benessere animale, le fondamenta di quella sovranità alimentare delle popolazioni capace di avviare a soluzione i problemi della fame e della corretta alimentazione nel mondo. In questo senso è la filiera corta una delle chiavi del cambiamento e della valorizzazione delle agricolture locali: il cambio della lente sul "local trade" piuttosto che sul "global trade" potrà garantire il progresso ed il riscatto dei Paesi poveri anche attraverso l’agricoltura. Insomma, il nostro impegno per una agricoltura che punta sulla qualità, sulla tipicità, sulla difesa agroambientale nei paesi europei è mossa dalle stesse ispirazioni di fondo che muove il cambiamento verso una agricoltura più "equa" nei Paesi poveri.

SAFE, ADEQUATE AND TYPICAL FOODS.
THE RESPECT OF THE CULTURE

AS THE BASE FOR SAFE CONSUMPTION. THE ROLE OF CAP.
EXPERIENCES IN EUROPE, LATIN AMERICA, AFRICA, ASIA

Il 12 giugno, nell’ambito del Forum si parlerà di: Riduzione della povertà, sicurezza e sovranità alimentare e protezione dell’ambiente. Questo il tema che il workshop, organizzato da Legambiente in collaborazione con altre ong e associazioni, si propone di approfondire a partire dalle esperienze e dalle elaborazioni di organizzazioni non governative, delle organizzazioni dei lavoratori e dei movimenti sociali europei, sudamericani, africani e asiatici.

Perché se le regole che hanno governato il commercio mondiale hanno favorito i paesi ricchi e concentrato le ricchezze, la svolta urgente e necessaria deve essere indicata e sostenuta dal movimento che si oppone a questa globalizzazione.

Una svolta che segni anche il riscatto ed il cambio di ruolo dei Paesi poveri, oggi fornitori ed esportatori di materie prime e di prodotti a basso valore aggiunto, ruolo che relega questi paesi ad un ruolo secondario e ne segna un destino di povertà.

Da qui la convinzione che la filiera corta sia una delle chiavi del cambiamento e della valorizzazione delle agricolture locali, con accenti e sfaccettature diverse, perché nei Paesi poveri come nei paesi europei essa può dare risposte positive ai bisogni ed alle attese delle popolazioni locali. L’agricoltura di filiera corta è quella delle produzioni fortemente territorializzate, della qualità e tipicità rispettosa del territorio, delle diversità biologiche e paesistiche e che riconosce nei Paesi del Sud del mondo il ruolo di custodi e produttori di diversità biologica .

Un Agricoltura capace di entrare nelle agende delle istituzioni internazionali ed essere affermata in tutta la sua interezza nelle trattative, nei documenti e nelle politiche che si proiettano nella società e nell’economia, attraverso azioni di:

  • natura ambientale: salvaguardia e difesa del suolo, della biodiversita e delle risorse primarie;
  • natura sociale: contro la desertificazione di intere aree, lo spopolamento e lo smantellamento di servizi alle popolazioni locali; per la salvaguardia e la valorizzazione di antiche culture e tradizioni locali
  • natura etica e sanitaria: sicurezza e tracciabilità alimentare, nuovo rapporto con cittadini consumatori, nuova attenzione verso i diritti dei lavoratori
  • natura economica: per la valorizzazione di un territorio anche attraverso la forma agrituristica ed enogastronomica

 

http://www.forumfoodsovereignty.org

 

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