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2 Settembre 2010

Una manifestazione per la perimetrazione del parco della Val d’Agri-Lagonegrese
e il blocco di nuovi pozzi petroliferi

 

Alla ricerca della sicurezza perduta

 

Dov’è l’alta tecnologia di cui l’ENI parla a proposito dei suoi impianti? Dove sono le misure di sicurezza, per le persone e per l’ambiente, previste dall’accordo ENI-Regione? Non in Val d’Agri, a considerare dal numero di incidenti che si sono succeduti in questi ultimi due anni (gennaio 2000 - giugno 2002). Una cronologia può essere utile per delineare un quadro della situazione e porre in maniera concreta il problema di un’emergenza ambientale, lasciata dietro le quinte e considerata per troppo tempo di importanza secondaria.

  • 21 gennaio 2000: due autocisterne sono coinvolte in un grave incidente nei pressi di Viggiano. Un conducente è morto e 27.000 litri di greggio sono sversati nell’ambiente. La Procura di Potenza ha avviato un’inchiesta sulle conseguenze ambientali dell’incidente: sorgenti inquinate da residui di petrolio, acqua corrente mista a greggio, terreni a rischio di contaminazione.

"E’ la conferma che lo sviluppo fondato sulle estrazioni petrolifere in Val d’Agri aumenta le difficoltà e le problematiche dell’area, anziché diminuirle. La perdita di vite umane ed i continui e permanenti rischi, cui sono soggetti i cittadini in Val d’Agri, non possono non far riflettere. Il programma di ricerca ed estrazione petrolifera, proprio per come si è avviato e sta proseguendo, non garantisce assolutamente un’efficace sicurezza ambientale e non pone le comunità locali e le persone al riparo da rischi di incidenti: la sensazione è che l’incolumuità della gente e la tutela dell’ambiente siano considerate ad un livello inferiore rispetto alla produzione del greggio e ai profitti delle compagnie petrolifere

  • 26 febbraio 2000: un altro incidente. Nei pressi di Calvello un ’autocisterna si ribalta e sono sversati 250 litri di greggio.

"I programmi di sviluppo minerario per dimensione, modalità e tempi previsti sono in forte contrasto con le caratteristiche del territorio interessato e non ci sembra che ambiente, sicurezza, lavoro, partecipazione delle comunità locali abbiano una priorità in questi programmi. Ma questo non ci meraviglia: Legambiente da anni sostiene che i rischi connessi alle attività petrolifere sono la logica conseguenza della scelta di una industrializzazione irragionevole, derivante dall’accordo Eni-Regione."

  • 29 febbraio 2000: a Sant’Arcangelo un’autobotte cade da un viadotto e si sversano 30.000 litri di greggio vicino il corso del fiume Agri. È il terzo incidente in quaranta giorni.

"Si sta configurando una vera e propria emergenza. Il teorema secondo il quale il petrolio non comprometterebbe le risorse ambientali (aria, acqua, suolo, natura), così disinvoltamente spiegatoci in questi anni dai fautori della compatibilità ambientale a tutti i costi, è stato, se ce n’era ancora bisogno, clamorosamente smentito dal nuovo gravissimo incidente in Val d’Agri."

  • 12 settembre 2000: sulla statale 92, nei pressi di Anzi, un’autobotte si ribalta in una scarpata. Vengono sversati 29.000 litri di greggio e l’autotrasportatore è in coma.

"Questo ennesimo incidente ripropone drammaticamente il grave pericolo che l’industria petrolifera rappresenta per l’incolumità del territorio e delle persone nelle aree sottoposte ad estrazione in Basilicata. Senza sicurezza non ci può essere sviluppo. Le bugie dell’ENI sulla sicurezza non lasciano dubbi: la Regione deve rivedere i suoi rapporti e le sue intese con un partner inaffidabile, per non restare coinvolta in un processo che appartiene poco allo sviluppo della nostra terra. Siamo di fronte a grandi difficoltà di gestione di un Accordo e di un Programma petrolifero finora unicamente basati sull’estrazione, senza un efficace sistema di monitoraggio ambientale delle attività, senza un’attenta e sistematica valutazione delle ricadute ecologiche, economiche e sociali sui territori e le comunità interessate."

  • 16 settembre 2000: un’autocisterna si rovescia presso Grumento Nova. Questa volta, fortunatamente, non trasportava idrocarburi.
  • 17 marzo 2002: nel Centro Oli di Viggiano, per errore sono stati scaricati 3.000 litri di greggio in un bacino naturale per la raccolta di acque piovane e in una vasca del Consorzio di Bonifica. 13 persone, tra dirigenti Eni e tecnici del Centro Oli, sono indagati per l’ipotesi di reati di getto pericoloso di cose, bonifica di siti inquinati e danno ambientale.

"Quanto è accaduto ha dei connotati esemplari ed inquietanti: si verifica un incidente e nessuno lo viene a sapere prima di tre giorni; ci vogliono giorni e giorni per le opere di bonifica, ma sono le fonti locali della stessa Agip a voler tranquillizzare sull’entità limitata del danno arrecato; è possibile che sia stato contaminato anche l’invaso del Pertusillo, ma lì non è stato fatto alcun prelievo di controllo. Chi garantisce che non siano accaduti altri incidenti tenuti nascosti? Chi garantisce la sicurezza delle attività estrattive, che proseguono nonostante tutto. C’è urgente bisogno che le autorità competenti si adoperino per un sistema di monitoraggio costante, efficiente e trasparente. Esiste un piano di emergenza? Il problema è che, oltre ai sistemi di sicurezza della stessa Agip (!), non esiste ancora alcun piano di emergenza-soccorso ad hoc degli organi preposti, ma solo misure tardive e improvvisate.

  • 3 giugno 2002: nei pressi di Viggiano, un incidente coinvolge un condotto interno a una postazione che raggruppa tre pozzi petroliferi, causando la fuoriuscita di 2.500 litri di acqua di lavorazione e di 50 litri di greggio.
  • 8 giugno 2002: nei pressi di Grumento Nova, un problema a una valvola del condotto del pozzo "Monte Alpi 1 est" provoca la dispersione di circa 500 litri di greggio su una superficie di 2.000 metri quadrati di terreno. E’ il secondo incidente in sei giorni.

"Questa è l’alta tecnologia degli impianti Eni: è sufficiente una valvola per mandare in tilt tutto il sistema e provocare la fuoriuscita del greggio. Gocce di petrolio si sono depositate su tutta la vegetazione presente nell’area circostante il pozzo. Quest’ultimo incidente agli impianti petroliferi dimostra, ancora una volta, la totale incompatibilità tra le attività estrattive e una delle più belle aree protette del nostro paese."


[In corteo per il parco della Val d’Agri-Lagonegrese]

 

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