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2 Settembre 2010

In corteo contro un Texas all’italiana

Una manifestazione per la perimetrazione del parco della Val d’Agri-Lagonegrese
e il blocco di nuovi pozzi petroliferi

Un sit-in contro i ripetuti incidenti con sversamento di petrolio, contro le minacce per le risorse idriche e naturali e le incerte ripercussioni sul rischio sisimico. Una manifestazione per denunciare la mancanza di un valido sistema di monitoraggio ambientale e gli ingenti danni all’immagine "incontaminata" della Regione. Per dire che le misere royalties e la scarsa occupazione non possono far pensare di poter svendere la Basilicata.

Per questo Legambiente, con l’adesione di tante altre associazioni ambientaliste e di categoria e con l’appoggio di molte amministrazioni locali, ha organizzato il 1 giugno 2002 un sit-in davanti al Centro Oli di Viggiano (PZ). E poi una festa al Lungolago del Pertusillo. Per dire no a nuove autorizzazioni per pozzi petroliferi e dimostrare che uno sviluppo diverso è possibile. Anzi è già realtà.

La strada non può essere certo quella di una "mitica" industrializzazione, ma quella dello sviluppo sostenibile, che punta sul patrimonio naturale, culturale e umano di questo territorio, per costruirne un’immagine competitiva. E che dall’operazione petrolio non ha niente da guadagnare.

Basta considerare qualche dato:

  • ogni anno le royalties, che l’ENI dovrebbe pagare a Stato, Regione Basilicata e Puglia e Comuni, si aggirano intorno ad un totale di 22.5 milioni di euro;
  • l’agricoltura della sola Val d’Agri fattura oltre 26 milioni di euro l’anno;
  • ad altri 26 milioni annui ammonta il giro d’affari del turismo lucano;
  • l’attività petrolifera impiega circa 90 persone a tempo indeterminato e 900 a breve scadenza;
  • 1700 sono gli addetti a tempo pieno dell’agricoltura e 3000 gli occupati nel turismo.

Eppure assistiamo all’ennesima fase di attesa per la perimetrazione del Parco nazionale della Val d’Agri-Lagonegrese (a quasi 4 anni dall’istituzione prevista dalla legge 426/98) e agli ennesimi tentativi di ampliare le attività petrolifere in Basilicata, nonostante le previsioni dell’accordo di programma ENI—Regione siano fallite. Si insiste, insomma, nel voler trasformare questa Florida in un Texas. Nel voler abbandonare la direzione di uno sviluppo pulito e duraturo nel tempo per il "miraggio petrolio". A favore, poi, di un’attività estrattiva che mette a rischio proprio le risorse più preziose di questa regione (acqua, ambiente, agricoltura) e che è destinata ad esaurirsi lasciando solo una terra svuotata.

E gli ultimi due incidenti, a brevissima distanza l’uno dall’altro e a pochi giorni dalla nostra manifestazione, sono purtroppo l’ennesima triste dimostrazione di quello che ripetiamo ormai da anni: che mancano serie misure di sicurezza dell’attività petrolifera, nonostante l’ENI vanti l’alta tecnologia dei suoi impianti (ENI’s way!!), che manca un efficace sistema di monitoraggio delle emissioni in atmosfera e nel suolo e che è totalmente assente l’informazione sui dati effettivi delle estrazioni e sui rischi. Legambiente, tra l’altro, ha chiesto all’ARPAB di conoscere i dati sull’attività di pozzi e Centro Oli e sulle emissioni, senza avere alcuna risposta.

L’appuntamento del 1 giugno, che ha visto insieme associazioni, operatori economici, amministrazioni e cittadini, tutti aderenti all’appello presentato in questa occasione, ha rappresentato un importante momento di incontro, di riflessione ma anche di festa, per conoscere le ricchezze di questo territorio e ripartire con nuove proposte.


[Dossier Val d'Agri]

 

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