2 Settembre 2010
Un sit-in contro i ripetuti incidenti con sversamento di petrolio, contro le minacce per le risorse idriche e naturali e le incerte ripercussioni sul rischio sisimico. Una manifestazione per denunciare la mancanza di un valido sistema di monitoraggio ambientale e gli ingenti danni allimmagine "incontaminata" della Regione. Per dire che le misere royalties e la scarsa occupazione non possono far pensare di poter svendere la Basilicata.
Per questo Legambiente, con ladesione di tante altre associazioni ambientaliste e di categoria e con lappoggio di molte amministrazioni locali, ha organizzato il 1 giugno 2002 un sit-in davanti al Centro Oli di Viggiano (PZ). E poi una festa al Lungolago del Pertusillo. Per dire no a nuove autorizzazioni per pozzi petroliferi e dimostrare che uno sviluppo diverso è possibile. Anzi è già realtà.
La strada non può essere certo quella di una "mitica" industrializzazione, ma quella dello sviluppo sostenibile, che punta sul patrimonio naturale, culturale e umano di questo territorio, per costruirne unimmagine competitiva. E che dalloperazione petrolio non ha niente da guadagnare.
Basta considerare qualche dato:
Eppure assistiamo allennesima fase di attesa per la perimetrazione del Parco nazionale della Val dAgri-Lagonegrese (a quasi 4 anni dallistituzione prevista dalla legge 426/98) e agli ennesimi tentativi di ampliare le attività petrolifere in Basilicata, nonostante le previsioni dellaccordo di programma ENIRegione siano fallite. Si insiste, insomma, nel voler trasformare questa Florida in un Texas. Nel voler abbandonare la direzione di uno sviluppo pulito e duraturo nel tempo per il "miraggio petrolio". A favore, poi, di unattività estrattiva che mette a rischio proprio le risorse più preziose di questa regione (acqua, ambiente, agricoltura) e che è destinata ad esaurirsi lasciando solo una terra svuotata.
E gli ultimi due incidenti, a brevissima distanza luno dallaltro e a pochi giorni dalla nostra manifestazione, sono purtroppo lennesima triste dimostrazione di quello che ripetiamo ormai da anni: che mancano serie misure di sicurezza dellattività petrolifera, nonostante lENI vanti lalta tecnologia dei suoi impianti (ENIs way!!), che manca un efficace sistema di monitoraggio delle emissioni in atmosfera e nel suolo e che è totalmente assente linformazione sui dati effettivi delle estrazioni e sui rischi. Legambiente, tra laltro, ha chiesto allARPAB di conoscere i dati sullattività di pozzi e Centro Oli e sulle emissioni, senza avere alcuna risposta.
Lappuntamento del 1 giugno, che ha visto insieme associazioni, operatori economici, amministrazioni e cittadini, tutti aderenti allappello presentato in questa occasione, ha rappresentato un importante momento di incontro, di riflessione ma anche di festa, per conoscere le ricchezze di questo territorio e ripartire con nuove proposte.
Legambiente Direzione Nazionale - Via Salaria 403, 00199 Roma
Tel. +39 06 862681 - fax +39 06 8621 8474
Cod. Fiscale 80458470582 - P. Iva 02143941009