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2 Settembre 2010

H2ZERO

 

L’acqua negata in Italia e nel mondo

 

Clima e Povertà

2003: anno internazionale dell’acqua

Una stilla d’acqua evapora dal Mediterraneo e cade come goccia di pioggia nei Balcani. In Amazzonia ogni secondo scompare una superficie di foresta grande quanto un campo di calcio e il clima impazzito sommerge di alluvioni metà Europa. Fenomeni positivi ed eventi catastrofici. Tutti strettamente collegati e rappresentazioni evidenti di come sia delicato, complesso e articolato il ciclo di quella fonte di vita insostituibile che è l’acqua. Una risorsa che diventa ogni giorno più rara non per una oggettiva scarsità, ma a causa della rovinosa gestione umana. Mentre un miliardo e seicentottanta milioni di persone nel mondo, su un totale di quasi 6 miliardi, non dispone di acqua potabile, nei Paesi “ricchi” usiamo acqua pura per tirare lo sciacquone del water. E in particolare nel Sud del mondo, il territorio viene disseminato di immense opere di ingegneria idraulica che riempiono le tasche delle grandi multinazionali dell’acqua ma svuotano le vite di milioni di persone e sconvolgono in modo irreparabile il territorio e gli equilibri ambientali.

Grandi contrasti globali, che arrivano fin dentro le nostre case. Rubinetti a secco e piogge incessanti, acquedotti colabrodo e sprechi quotidiani sono argomenti ricorrenti sulle prime pagine dei giornali e disegnano la fotografia di un paese ricco d’acqua, ma solo in teoria.

Questo il panorama generale, queste le ragioni per cui Legambiente - nel 2003 che l’Onu ha proclamato “anno internazionale dell’acqua” - ha legato al tema delle risorse idriche le azioni di Clima e Povertà. Niente, infatti, riesce a rappresentare meglio del ciclo dell’acqua, dalla siccità che provoca carestie e malattie, alle sconvolgenti alluvioni che distruggono i territori, il cerchio crudele che unisce i mutamenti climatici e il degrado ambientale alla povertà e al disagio sociale.

 


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