2 Settembre 2010

PremessaNellultimo anno la rete di protezione civile Legambiente è cresciuta in modo esponenziale. Gli interventi concretizzati nellemergenza legata al sisma che drammaticamente ha colpito il Molise nello scorso anno e lintervento effettuato a Vicenza in occasione del disinnesco dellordigno bellico scoperto nel cimitero monumentale della città sono soltanto il lato più visibile di un ottimo lavoro portato avanti a tutti i livelli nellAssociazione. Legambiente è in grado di intervenire in tutta Italia su molti qualificanti terreni di lavoro di protezione civile. Lorganizzazione e la diffusione sul territorio di gruppi specializzati nellantincendio boschivo, nellintervento in calamità sismiche ed idrogeologiche, nella salvaguardia e nella messa in sicurezza del patrimonio culturale danno il senso della nostra crescita. Ognuna di queste tematiche rappresenta un insostituibile valore aggiunto per la nostra Associazione e per la Protezione Civile Italiana. La salvaguardia e la messa in sicurezza del patrimonio culturale dai rischi naturali rappresenta uno dei fiori allocchiello nella nostra attività legata alla protezione civile. In questi anni molti passi avanti sono stati fatti. Numerosi sono i nuovi gruppi specializzati nati su tutto il territorio nazionale e notevole è stato il salto di maturità tecnica ed aggregativa di quelli storici. Lottimo lavoro svolto dal Gruppo Tecnico Nazionale ha permesso di studiare procedure operative sempre più accurate e corsi di formazione di altissimo livello.
Il terreno della tutela del patrimonio culturale in emergenza è praticamente ancora vergine. Se da un lato questo ci ha permesso e ci permette un notevole spazio politico ed organizzativo di attività, contemporaneamente ci rende uno dei principali riferimenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali tra le associazioni di volontariato operanti nel settore.
Limpostazione con cui opera Legambiente nel delicatissimo settore dei beni culturali in protezione civile è incentrato nel mettere a disposizione delle autorità competenti nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio culturale qualificate energie che possano operare sotto la loro direzione in frangenti in cui si rende necessario un intervento tempestivo e allo stesso tempo estremamente qualificato e cauto.
E grazie a questa filosofia di supportare e non scavalcare le competenze delle soprintendenze e di intervenire con volontari qualificati ed appositamente formati, che Legambiente ha saputo conquistare una forte credibilità da parte delle soprintendenze. Il rapporto sinergico creato tra Legambiente e la soprintendenza ha permesso in Molise di concretizzare un intervento senza precedenti: la schedatura, limballaggio e il trasporto in luogo sicuro di oltre 550 opere darte da 28 chiese e palazzi danneggiati in sole due settimane.

Legambiente si è dotata nellultimo anno di un gruppo tecnico formato da volontari dellassociazione restauratori, architetti e professionisti del settore. Il gruppo è nato per studiare le problematiche legate a questo specialistico settore di intervento e per dare supporto tecnico e formativo ai gruppi diffusi sul territorio. Oltre ad aver studiato i programmi e garantire le decenze per i corsi di formazione che stiamo realizzando in tutta Italia, il lavoro del gruppo tecnico è stato determinante per studiare le procedure operative ed organizzative, i materiali necessari e le tecniche di intervento in emergenza.
Il Gruppo Tecnico Nazionale è composto da:
Le Squadre OperativeNella salvaguardia del patrimonio culturale dai rischi naturali, come squadre di volontariato, operiamo su due diverse tipologie di attività: la messa in sicurezza dei beni mobili e la schedatura del danno ai beni immobili. Possiamo considerare le due attività distinte poiché coinvolgono volontari con specializzazioni, formazione ed attrezzature diverse.
E formata da un gruppo di volontari architetti o ingegneri (iscritti ai relativi ordini) che abbiano seguito unappropriata formazione. Nella squadra viene individuato un caposquadra che ha il compito di:
E formata da almeno un volontario restauratore professionista o da uno storico dellarte e da altri elementi generici che abbiano seguito unappropriata formazione. La squadra è composta da:
| 1 Caposquadra | E il responsabile ed il coordinatore della squadra, tiene i rapporti esterni, organizza e ottimizza a seconda delle necessità il lavoro della squadra, compila il verbale, a fine giornata consegna una relazione giornaliera al Coordinatore di Legambiente presente nellarea di crisi |
|---|---|
| 2 Schedatori | Lavorano insieme per compilare le schede di catalogo ed accompagnamento delle opere che devono essere spostate dal luogo sinistrato ad un luogo sicuro. |
| 1 Fotografo | Lavora con gli schedatori fotografando quello che loro catalogano e si occupa di misurare le opere. |
| 2 Trasportatori | si occuperanno di trasportare le opere fuori dallo stabile sinistrato, di portarle nella zona di schedatura prima e nella zona di imballaggio poi. Infine saranno coloro che caricheranno le opere sul furgone. |
| 2 Imballatori | si occupano di imballare le opere e di applicare la scheda di accompagnamento. |
| 1 Restauratore | porta il primo soccorso alle opere (raccogliere gli eventuali pezzi rotti per tenerli insieme allopera, rimuovere detriti e corpi estranei ecc.), indica i metodi di trasporto e decide come e con cosa imballare le opere. |
| 1 Autista | Deve conoscere il territorio dintervento. Lunico suo compito è quello di guidare e occuparsi dellefficienza dei mezzi di trasporto. |
Ogni squadra sarà diretta da un funzionario della Soprintendenza che deciderà cosa fare e come farlo.
La squadra Operativa Beni Artistici presentata e la migliore ipotesi per affrontare il tipo di lavoro che in emergenza ci troveremo a portare avanti. E però necessario pensare ad unidea di squadra flessibile, a seconda del tipo di intervento e di emergenza e a seconda della forza che il circolo o il gruppo hanno maturato sarà possibile formare squadre con un numero minore di volontari (non tutti i circoli hanno 10 volontari che in emergenza sono pronti a partire insieme!). E possibile ad esempio accorpare alcune funzioni: autista/fotografo, restauratore caposquadra, prevedere un solo schedatore
Sebbene sia auspicabile avere nella squadra volontari specializzati in particolare su una singola operazione, tutti i volontari dovranno essere in grado di fare tutto. Lunica eccezione è data dal restauratore, lanima della squadra, che non può essere sostituito da volontari generici che abbiano seguito soltanto i corsi di formazione.
Unorganizzazione in protezione civile funziona se risponde alle caratteristiche di semplicità e flessibilità.

In emergenza ci troviamo di fronte da un sistema, anche se apparentemente caotico, organizzato secondo una precisa legislazione e con referenti istituzionali e competenze ben definite. In particolare operare sui beni culturali può rappresentare una grande responsabilità sulle spalle. Opereremo infatti su beni di inestimabile valore, di grande fragilità e su cui non è ipotizzabile un sistema oggettivamente giusto di intervento, ma che va valutato caso per caso. Per questi motivi è fondamentale conoscere come volontari i propri limiti decisionali e non scavalcare mai lautorità delle istituzioni competenti in materia. Ogni operazione deve essere indicata ed autorizzata dalla soprintendenza competente in quel settore.
Il Gruppo Tecnico Nazionale ha elaborato, sulla base delle esperienze fatte, una modulistica che deve essere compilata in emergenza e consegnata al coordinatore locale di Legambiente.
In particolare è stata elaborata una modulistica relativa allautorizzazione alla squadra di volontari ad intervenire su un dato bene, al trasporto delle opere sino al magazzino temporaneo attrezzato dalla soprintendenza e alla consegna dei beni ai magazzinieri o ai trasportatori di altre associazioni o di altri enti. La puntuale compilazione di tale modulistica rappresenta un elemento fondamentale del lavoro che in emergenza saremo chiamati a svolgere.

Per riuscire ad essere tempestivi ed efficienti in caso di emergenza è necessario preventivamente capire quali sono, a seconda degli scenari possibili, le operazioni da svolgere e sapere chi è preposto a svolgerle e con quale tempistica. Di seguito vengono schematizzati i modelli dintervento su vari scenari.
Il Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile allerta il Direttore del Coordinamento Nazionale
Il Coordinamento Nazionale:
I responsabili dei gruppi locali:
I caposquadra chiamano i volontari della squadra e danno appuntamento presso la sede del gruppo.
I caposquadra chiamano i responsabili dei gruppi locali e comunicano:
I responsabili dei gruppi locali comunica telefonicamente al Direttore del Coordinamento Nazionale:
Il Coordinamento Nazionale:
I responsabile del gruppo locale:
Raggiunto larea di ammassamento le varie squadre si conosceranno e saranno coordinate da un coordinatore Legambiente che terrà i rapporti con il CCS, il COM o il COC, assegnerà alle squadre i compiti stabiliti. Il Coordinatore si occuperà anche di tutti i problemi legati alla logistica. Ogni sera sarà fatta una riunione per verificare il lavoro svolto, i problemi incontrati e trovare gli accorgimenti per superarli.
Fase di Preallarme (condizioni metereologiche avverse o di possibile ripresa dellattività vulcanica)
Il Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile allerta il Direttore del Coordinamento Nazionale
Il Coordinamento Nazionale
I responsabili dei gruppi locali
I caposquadra
Fase di Allarme (precipitazioni in aumento)
Il Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile allerta il Direttore del Coordinamento Nazionale
Il Coordinamento Nazionale aggiorna i responsabili dei gruppi locali
I responsabili dei gruppi locali:
iniziano a caricare i mezzi
I caposquadra:
Il responsabile locale comunica al coordinamento nazionale:
Fase di emergenza (evento idrogeologico in corso o evento vulcanico imminente)
Il Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile allerta il Direttore del Coordinamento Nazionale
Il coordinamento nazionale:
Il responsabile del gruppo locale:
Raggiunto larea di ammassamento le varie squadre si conosceranno e saranno coordinate da un coordinatore Legambiente che terrà i rapporti con il CCS, il COM o il COC, assegnerà alle squadre i compiti stabiliti. Il Coordinatore si occuperà anche di tutti i problemi legati alla logistica. Ogni sera sarà fatta una riunione per verificare il lavoro svolto, i problemi incontrati e trovare gli accorgimenti per superarli.
Per le emergenze che non prevedano operazioni rivolte ai beni culturali i responsabili locali seguiranno ugualmente il modello dintervento comunicando i nominativi dei volontari che vogliano comunque portare la solidarietà dellassociazione alle zone sinistrate insieme agli altri gruppi di Protezione Civile Legambiente.
Materiali e Mezzi
Per intervenire nella salvaguardia e la messa in sicurezza dei beni culturali dai rischi naturali diventano necessari diverse tipologie di materiali e mezzi. Oltre a quelli comunemente utilizzati nelle emergenze di protezione civile, è auspicabile che ogni gruppo si doti di materiali "specialistici". Nelle emergenze di tipo C la carenza di materiali e mezzi dei singoli gruppi viene sopperita dal Nazionale e dal condividere le attrezzature di vari gruppi intervenuti. Nelle emergenze di tipo A e B diventa invece necessario che il gruppo sia il più possibile autosufficiente. E bene tenere presente che in emergenza molti materiali e mezzi ci saranno forniti direttamente dalle soprintendenze. La fornitura di questi materiali non è però sempre facile e tempestiva e spesso si traduce nellimpossibilità di operare nei primi giorni. E quindi auspicabile che i gruppi abbiano il materiale minimo per poter iniziare da subito a lavorare al fianco delle soprintendenze in attesa dellarrivo delle forniture. Sebbene il possesso di materiali e mezzi sia importante per operare in protezione civile, la cosa principale e poter contare su volontari specializzati e con il giusto approccio emotivo e politico alla gestione delle emergenze: in emergenza ci si può dare da fare per ottenere i mezzi che ci mancano, più difficile ottenere volontari adatti (i mezzi si comprano, si affittano, si prendono in gestione, i volontari specializzati no!). Per quanto ogni gruppo dovrà adoperarsi nel reperire i materiali e i mezzi necessari è necessario non cadere nella logica "senza mezzi non si può fare nulla". Grazie al lavoro portato avanti dal Gruppo Tecnico Nazionale abbiamo stilato una lista di materiali e mezzi auspicabili per intervenire in emergenza suddivisi in tre categorie:
La realizzazione di appositi percorsi formativi per i volontari rappresenta lelemento centrale nella nascita e nella crescita numerica e professionale dei Gruppi di Protezione Civile Beni Culturali. Il Gruppo Tecnico nazionale ha messo a punto due programmi di corsi di formazione, uno rivolto alle Squadre Operative Beni Artistici e uno rivolto alle Squadre Operative Beni Architettonici. La sperimentazione dei corsi fino ad ora organizzati in varie regioni dItalia ha dato ottimi risultati confermando il valore di questa parte di lavoro. Oltre allalto livello delle docenze e dei contenuti che i nostri restauratori hanno saputo concretizzare nelle lezioni, i corsi sono stati perfettamente rispondenti alle necessità formative necessarie ai volontari per operare. I corsi di formazione hanno rappresentato un importante elemento per avvicinare nuovi volontari allassociazione, in particolare il mondo giovanile si è dimostrato particolarmente sensibile a queste tematiche.
Vi invito a comunicare al Coordinamento Nazionale prima possibile le date dei corsi da organizzare sul territorio per il secondo ciclo.
I corsi di formazione sono stati studiati per essere svolti durante i week-end con docenze interne allAssociazione messe a disposizione dal Gruppo Tecnico Nazionale. Questo permetterà ai circoli di concretizzarli a costo zero. E particolarmente importante, dopo aver fissato le date, pubblicizzare il corso tra i soci, nelle università e nelle scuole professionali.
Bisogna saper utilizzare la formazione anche come strumento aggregativo per avvicinare nuove energie a Legambiente.
Laddestramento, la formazione e lorganizzazione dellemergenza rappresentano senza dubbio uno degli elementi principali del nostro lavoro. La fragilità del territorio italiano rende drammaticamente quotidiano il fronteggiare piccole e grandi emergenze. Come Legambiente dobbiamo essere pronti per portare il nostro aiuto e la nostra solidarietà in situazione di emergenza dimostrando di saper intervenire sulle contraddizioni quotidiane che spesso la cattiva gestione del territorio determina.
E evidente che una strategia politica ed operativa che si orienti soltanto sul seguire le emergenze per salvare il salvabile e mitigare lutti, danni e sofferenze già inferte dallevento, risulti perdente in partenza e miope. Diventa per noi centrale dimostrare di saper intervenire sulle contraddizioni reali e nello stesso tempo saper immaginare e costruire un mondo diverso, più compatibile, più a misura di uomo e di donna. Questo significa saper tradurre la teoria in prassi concentrando le nostre attività anche sulla prevenzione.
Oltre al valore politico lavorare sulla prevenzione permette in tempo di pace di accrescere il rapporto con i soggetti istituzionali preposti alla salvaguardia dei beni culturali dai rischi naturali, conquistando quella fiducia reciproca che in emergenza diventa determinante. Inoltre lavorare sulla prevenzione significa acquistare quei consensi e quellimmagine indispensabile per avvicinare volontari e per aprire rapporti con aziende più sensibili a queste tematiche.
Le attività legate alla prevenzione da concretizzare sono tantissime e dipendono dalle esigenze e dalle problematiche del territorio in cui si opera e dal tipo di interesse e di specializzazione che i soci del gruppo dimostrano.
Di seguito elenchiamo una serie di idee e di progetti che alcuni circoli hanno cominciato a concretizzare su questa parte di lavoro. Siamo convinti che molte esperienze siano riproducibili in quasi tutte le zone dItalia.
Le grandi metropoli sono sempre più interessate da iniziative sociali e culturali che si svolgono nelle piazze e nelle ville. La grande pressione di pubblico spesso comporta un rischio di degrado per i beni culturali diffusi nel centro delle città. Oltre al vandalismo volontario, spesso è una inconsapevole errata fruizione dei beni ad aumentare il rischio di degrado e di danno. In queste manifestazioni lorganizzazione dei volontari e delle forze dellordine è orientata su decine di aspetti, ma nessuno ragiona sulla salvaguardia dei beni culturali. E ipotizzabile pensare di stringere convenzioni per mettere a disposizione i nostri volontari in manifestazioni eccezionali con compiti di sorveglianza dei punti strategici e segnalazione alle forze dellordine di atti di vandalismo, dissuadere e spiegare ai cittadini i rischi di un uso improprio dei beni culturali (ad esempio salire su una statua per vedere un concerto), valorizzare e far conoscere i beni minori della città.
Le nuove schede messe a punto dal gruppo di lavoro interministeriale per la salvaguardia dei beni culturali dai rischi naturali prevedono una parte da fare in tempo di pace. E ipotizzabile mettere a disposizione delle soprintendenze i nostri volontari per questa operazione. In molte zone lassoluta mancanza di una mappatura dei beni soggetti a rischio (sia architettonici che artistici) rende importantissima questa operazione per poter ragionare su una seria pianificazione. Durante lopera di mappatura è possibile segnalare situazioni di degrado particolarmente gravi e permettere un celere restauro dellopera.
Il sistema di protezione civile, sia nazionale che locale, ha inserito nei piani di emergenza una parte legata ai beni culturali. E ipotizzabile dare il nostro contributo, al fianco delle soprintendenze, alla redazione di questa parte dei piani di emergenza comunali, provinciali e regionali.
Per operare tempestivamente nella messa in sicurezza di alcuni beni, specie per quanto riguarda il rischio idrogeologico, è ipotizzabile lo stipulare gemellaggi tra il gruppo e il bene sottoposto a rischio. Questo permette in caso di emergenza di poter concretizzare opere tempestive di prevenzione in caso di raggiungimento di livelli di allarme.
Tenere aperto un sito culturale minore, pubblicizzarlo, valorizzarlo, creare itinerari compatibili di fruizione dei beni e dellambiente permette di attirare fondi e attenzione che si traducono in una manutenzione ed in un monitoraggio costante, sia quotidiano che eccezionale. Le campagne che già Legambiente da anni organizza sul territorio possono essere un utile strumento per iniziare un lavoro sulla tutela e la valorizzazione dei Beni culturali minori sotto langolazione visuale della protezione civile. Salvalarte e Caccia ai tesori dItalia, singole convenzioni da stipulare sul territorio, possono portare ad una crescita della visibilità, della credibilità e dellaggregazione per i gruppi, oltre che, naturalmente, ad un passo in avanti nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali diffusi sul territorio.
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