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12 Marzo 2010

Pesticidi nel piatto 2004

I pesticidi si utilizzano per impedire che le coltivazioni agricole vengano attaccate da vari infestanti. Sono sostanze tossiche nei confronti di erbacce, batteri, muffe, funghi, insetti, topi e qualsiasi genere vivente che possa nuocere alle colture. Ne esistono in commercio moltissimi, di origine naturale o sintetica, ciascuno attivo su una specifica categoria di parassiti. Si possono distinguere in base alla classe chimica cui appartengono (ditiocarbammati, organofosforati, piretroidi) oppure al tipo di utilizzo (insetticidi, erbicidi, fungicidi e topicidi). Tuttavia la classificazione più significativa, sia per gli addetti ai lavori sia per gli utenti finali, è quella che ne considera il grado di tossicità per l'uomo.

Gli effetti dannosi alla salute provocati dai pesticidi sono proporzionali alla quantità di sostanza assorbita e ai tempi di esposizione, oltre che alle caratteristiche proprie di ciascuna sostanza.

Gli agricoltori sono la categoria più esposta al rischio di intossicazione acuta, per inalazione e contatto diretto. Tutte le altre persone, invece, possono essere soggette ad eventuali effetti tossici dovuti all'accumulo dei residui di pesticidi nell'organismo.

La maggioranza dei pesticidi oggi in uso ha effetti neurotossici sull'uomo. I particolare, gli organofosforici (il Clorphirifos è il più diffuso) sono una classe di pesticidi largamente impiegati in agricoltura. Si stima che gli organofosfati rappresentino circa il 40% dei pesticidi registrati per uso commerciale negli Stati Uniti. In Europa, paesi come l'Italia e la Spagna fanno un largo uso di organofosfati e piretroidi. Come i carbamati e i piretroidi, gli organofosfati inibiscono l'azione dell'enzima acetilcolinesterasi (AChE), responsabile dell'inattivazione del neurotrasmettitore acetilcolina sia nel sistema nervoso centrale che periferico. La conseguenza dell'inibizione dell'AChE è l'accumulazione del neurotrasmettitore nella sinapsi, che determina sovrastimolazione della trasmissione colinergica. Gli effetti acuti della intossicazione da organofosforici includono perciò paralisi, debolezza muscolare, convulsioni fino alla morte, ma l'esposizione prolungata ad alte concentrazioni può indurre gravi neuropatie.

Tra i casi più gravi ed eclatanti, risulta urgente attirare l'attenzione sui rischi associati all'impiego di fungicidi, e in particolare dei fungicidi ditiocarbammati (ethylene-bis-dithiocarbamates, EBDC), tipo Mancozeb e Maneb. Questi agenti, di per sè considerati a bassa tossicità, vengono metabolizzati rapidamente nell'organismo e nell'ambiente, generando un metabolita molto tossico, la etilentiourea (ETU), che ad alte dosi diventa un vero e proprio teratogeno per il feto di mammiferi (ossia produce malformazioni) ma è anche un potente tireostatico, ovvero interferisce con lo sviluppo della tiroide e con i livelli di ormoni tiroidei (che hanno un ruolo molto importante anche nella maturazione del cervello).

Esistono inoltre dati sperimentali che dimostrano come l'esposizione prolungata agli EBDC nei roditori provochi danni neurologici simili al parkinsonismo. Ora, in Italia, nell'area di produzione del prosecco di Valdobbiadene il Mancozeb viene distribuito sui vigneti direttamente dagli elicotteri. E tutto ciò in aree fortemente abitate.


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