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2 Settembre 2010

Dossier Mare Monstrum 2004

 

Tecnico dell'Arpa PugliaCi sono immagini, a volte, che dicono più di tante parole.

Una di queste è sicuramente la foto di quel tecnico dell’Arpa Puglia con mascherina, cappuccio e tuta bianca che sembra preso pari pari da un film di fantascienza sul “day after”. Ha i guanti, una busta in mano e cammina su una spiaggia desolatamente vuota raccogliendo campioni di sabbia da analizzare. I risultati di quelle analisi hanno decretato la chiusura di ben dodici chilometri di litorale.

Per quest’estate i cittadini di Bari dovranno fare a meno della spiaggia di Torre Quetta, dodici chilometri di litorale a sud del capoluogo pugliese sui quali quest’estate nessuno potra fare il bagno. Niente ombrelloni, niente castelli di sabbia, né racchettoni e odore di creme abbronzanti, solo una lunga fettuccia di plastica bianca e rossa che segnala il divieto di accesso, la spiaggia negata dalla presenza di fibre di amianto della Fibronit, un’azienda di materiale edile chiusa da vent’anni che rilascia lentamente la sua triste eredità al territorio.

Il caso della spiaggia di Torre Quetta è stato sollevato dalle associazioni ambientaliste che hanno denunciato la presenza di amianto lungo il litorale, poi sono arrivati i prelievi e le analisi ed infine la disposizione di sequestro da parte della magistratura e dell’amministrazione comunale. Torre Quetta è un pezzo di costa fuorilegge, è uno dei tanti illeciti che sono stati scoperti nel corso dell’ultimo anno lungo il nostro litorale.

Le forze dell’ordine ne hanno contati quasi diciottomila. Più o meno un reato ogni 400 metri di costa, con un incremento del 7,2% rispetto allo scorso anno, sommando le pratiche illecite più diffuse: inquinamento, abusi edilizi sulla costa, infrazioni al codice della navigazione e alla legislazione in materia di pesca.

Aumentano anche le persone denunciate o arrestate che nel 2003 sono 7.164 , rispetto alle 5.721 del 2002 e i sequestri effettuati, 6.469 contro i 5.205 del 2002, con un incremento del 25,2 e del 24,2%.

Nella speciale classifica di quest’anno la Sicilia scavalca in vetta la Campania, ma quest’ultima rimane in vetta se si prende in considerazione l’incidenza dei reati per chilometri di costa (quasi sette illeciti al chilometro).

Aumentano i reati sui nostri mari quindi, secondo un trend inesorabilmente in crescita che sembra aver ripreso vigore nel corso degli ultimi anni.

Aumentano le infrazioni registrate sul fronte dell’abusivismo edilizio passando dai 3.158 del 2002 ai 4.071 del 2003 con un incremento percentuale del 28,9%. E’ facile in questo caso intravedere una grossa responsabilità nel provvedimento di condono edilizio che ha sicuramente determinato un aumento dei fenomeni di abuso edilizio.

E’ il caso di sottolineare, in questo contesto, alcuni casi particolari come la vera e propria “tangentopoli elbana”, nata da un dossier di Legambiente su una serie di episodi poco chiari che avevano al centro vari casi di speculazione immobiliare, primo fra tutti il cosiddetto “ecomostro di Procchio”, uno scheletro di cemento nel comune di Marciana, oggi sotto sequestro. L’anno trascorso è stato un anno nero per l’isola d’Elba che ha assistito a una vera e propria decimazione della sua classe di amministratori e imprenditori locali e che ha visto il coinvolgimento nelle varie inchieste di magistrati, prefetti, sindaci ed altri esponenti di rilievo della locale classe dirigente.

Ben più consistente l’incremento percentuale delle infrazioni sul fronte della depurazione, dove gli illeciti sono passati dai 697 del 2002 ai 1224 dello scorso anno (+ 75,6%). Vale la pena segnalare, in questo contesto, la situazione limite della Regione Calabria in emergenza ambientale da ben sette anni per quanto riguarda la depurazione e per la quale la Relazione sul rendiconto 2002 della Corte dei Conti ha avuto passaggi inequivocabili: “le coste dei Comuni del Tirreno sono altamente inquinate e alcune pericolose”. E’ delle scorse settimane (8 giugno 2004) il sequestro effettuato dalla Procura di Castrovillari (CS) di ben tre depuratori, quello di Villapiana, di Francavilla Marittima e di Roseto Capo Spulico, per “accertato inquinamento”: i tre impianti hanno sversato nelle acque fino a un milione di ufc x ml di Escherichia coli, a fronte di un limite di legge fissato in 5.000.

Degli stessi giorni è la serrata operata dagli operai impiegati nella gestione dei 51 impianti di depurazione della provincia di Reggio Calabria, la cui sorte è stata rimpallata per mesi fra Comuni, Regione e ATO della provincia calabrese fino alla decisione estrema di incrociare le braccia con le inevitabili conseguenze sulla gestione dell’attività di depurazione delle acque. Lo stato di emergenza nel quale versa la regione Calabria da sette anni a questa parte sembra insomma drammaticamente aggravarsi con episodi anche piuttosto bizzarri come il caso del sindaco di Amantea che si reca in Procura per presentare un esposto sul funzionamento del depuratore della propria cittadina, confidando che la magistratura riesca laddove la pubblica amministrazione ha fallito. E non a caso una delle bandiere nere Legambiente l’ha riservata proprio al Commissario per l’emergenza depurazione in Calabria.

La situazione della depurazione insomma non presenta significative situazioni di miglioramento, mentre il Ministero della Salute continua incomprensibilmente a mancare l’appuntamento con l’informazione lasciando, per il secondo anno consecutivo, i cittadini all’oscuro di informazione sullo stato di salute delle acque di balneazione. L’anno scorso i dati arrivarono a fine agosto, a stagione balenare praticamente conclusa, quest’anno sono disponibili sul sito del Ministero della Salute solo da qualche giorno, in ogni caso fuori tempo massimo per quanti avessero voluto utilizzarli per programmare le proprie vacanze. E forse non è un caso che alla disattenzione dell’amministrazione centrale faccia riscontro un aumento degli illeciti, come se il disinteresse dimostrato dal Ministero della Salute si traducesse, a cascata, in trascuratezza da parte di Regioni ed enti locali.

Illeciti in aumento anche nel settore della pesca, un comparto attraversato da una profonda crisi cui non sembrano essere prospettate, da parte del Ministero competente, soluzioni adeguate. Si procede a tentoni, fra proroghe di vecchi piani triennali e soluzioni ambigue come quelle che hanno determinato di fatto il rigurgito nell’uso delle reti spadare. I recenti interventi da parte della Guardia di Finanza nell’area del Tirreno centrale hanno evidenziato addirittura casi di imbarcazioni che, pur avendo usufruito dei fondi messi a disposizione dal piano di riconversione del settore, continuano ad utilizzare questi attrezzi, vietati definitivamente da oltre due anni.

Sembra andare meglio per quanto riguarda gli illeciti nel settore della navigazione e della nautica da diporto, come se il popolo di naviganti cominciasse finalmente a prendere confidenza con permessi e divieti. Nel corso dell’anno trascorso si è registrato infatti una diminuzione, sia pur modesta, dei reati passati dai 6.858 del 2002 ai 6.769 del 2003.

E una nota positiva viene anche dalle vittorie registrate negli anni grazie al lavoro di questa pubblicazione, delle forze dell’ordine e dei tanti volontari e circoli di Legambiente che collaborano fattivamente alla sua realizzazione. Facciamo riferimento alle tante battaglie di “Mare monstrum” che si sono concluse con gli abbattimenti degli ecomostri, dal Villaggio Coppola, a quello di Punta Alice, a quello di Fossa Maestra, con altrettante aperture di inchieste e vertenze legali, da quella per il raddoppio del porto di San Felice Circeo alla tangentopoli elbana e così via. Cosi come è da segnalare l’impegno della Prefettura e della Procura della Repubblica di Lecce e della Capitaneria di Porto di Palermo per l’avvio e gli abbattimenti di una serie di strutture abusive lungo le coste delle loro regioni.

E’ un segnale incoraggiante nella lotta contro l’illegalità ambientale, per tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nostre coste e dei nostri mari.


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[Goletta Verde 2004] [Dossier Finale Goletta Verde 2004]

 

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