2 Settembre 2010
L'amianto dei poli industriali che producevano l'eternit a Casal Monferrato, Bagnoli, Broni o Bari, e quello delle cave da cui veniva estratto a Balangero ed Emarese. I policlorobifenili a Brescia, gli Ipa nelle acque sotterranee di Falconara Marittima, Bagnoli e Gela, i solventi organoalogenati della bassa valle del Chienti nelle Marche e poi la diossina a Pitelli e Marghera e le ferriti di zinco a Crotone. E ancora il mercurio scaricato in mare a Priolo e nella laguna di Grado e Marano, il cromo esavalente della Stoppani nelle falde acquifere di Cogoleto, il cadmio nel suolo e nel sottosuolo di Livorno e il Ddt nel lago Maggiore.
E' lungo e impressionante l'elenco dei veleni che inquinano le 50 aree censite finora nel Programma nazionale di bonifica: 154mila ettari di territorio contaminato, di cui poco meno della metà - 74mila - solo a Casal Monferrato, circa 14 mila nel litorale domitio-flegreo e nell'agro aversano, 5.800 a Brindisi e 3.500 a Porto Marghera.
I rifiuti, non solo industriali, che sono all'origine di queste contaminazioni (scorie di fonderia, sali da rifusione di alluminio, fanghi, morchie oleose, oli esausti, melme acide, ceneri leggere da incenerimento, polveri di abbattimento fumi della siderurgia, pesticidi, solo per citarne alcuni) richiedono interventi complessi. Anche per le quantità in gioco: si va dai 7 milioni di metri cubi di sedimenti contaminati da dragare in laguna di Venezia al milione e mezzo di m3 di rifiuti da rimuovere nelle 110 discariche non controllate della provincia di Frosinone, dai 300mila metri cubi dell'area abruzzese relativa ai fiumi Saline e Alento ai 600mila m3 di terreni contaminati da Ddt, arsenico e mercurio di Pieve Vergonte in Piemonte, passando per i 140mila m3 di sali sodici ancora da rimuovere dai lagoons dell'Acna di Cengio.
Oppure le incredibili emissioni in atmosfera dell'Ilva di Taranto che da sola produce il 70% delle emissioni nazionali e il 10% di quelle europee di monossido di carbonio da attività industriali, o i rischi sanitari, con i sarcomi dei tessuti molli di Mantova nei pressi dell'inceneritore ex Enichem, le malformazioni congenite nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli e il mesotelioma pleurico degli abitanti a Biancavilla.
Sono questi, in sintesi, alcuni dei dati più significativi che emergono da questo dossier di Legambiente dedicato alle aree da bonificare nel nostro Paese. E fa una certa impressione confrontare i risultati di questa ricerca con quelli presentati sempre dalla nostra associazione ben 14 anni fa.
Era il giugno 1991 quando l'allora Lega per l'ambiente presentava il dossier intitolato "Enichem - Ambiente, sicurezza, salute dei cittadini. La faccia dimenticata dell'industria chimica italiana". Era un atto d'accusa approfondito sugli impatti ambientali delle lavorazioni chimiche che, partendo dall'analisi dello scenario industriale del momento, passava in rassegna alcune delle principali vertenze ambientali che ci vedevano in prima linea: Acna di Cengio, Porto Marghera, Mantova, Ravenna, Ferrara, Manfredonia e Priolo.
[ 08-Mag-2009 ]
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