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2 Settembre 2010

Dossier

Pesticidi nel piatto 2005

Metà della frutta commercializzata in Italia è contaminata da uno o più residui di pesticidi. Il 2,2% è addirittura fuorilegge. Per le verdure invece la situazione è leggermente migliore: il 22,7% presenta tracce di pesticidi, l’1,2% ha concentrazioni assai pericolose.

Anche i prodotti derivati (olio, pasta, vino, miele ecc) presentano tracce di molecole chimiche utilizzate in agricoltura nel 13,7% dei casi. Cala però il numero totale dei campioni fuorilegge: era pari al 2% nello scorso anno e scende all’1,4%.

Ecco, in sintesi, il quadro di Pesticidi nel piatto 2005, il dossier elaborato da Legambiente in collaborazione con Salute&Gusto, progetto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, presentato a Roma durante il convegno “Le Agriculture di Pomona: dove il locale coltiva il globale”, nell’ambito di Park Life, salone dei Parchi e del vivere naturale.

I dati, come sempre, sono stati raccolti da Legambiente presso i laboratori addetti (Asl, Arpa, istituti zooprofilattici) ed elaborati dalla stessa associazione ambientalista. La fotografia della presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli in commercio si riferisce naturalmente all’anno appena trascorso: il 2004.

Nello specifico: su un totale di 3.601 campioni di frutta analizzati, il 52,6% (1.894 campioni tra irregolari e regolari con uno o più residui) sono risultati contaminati da pesticidi.

Per la verdura, ancora come lo scorso anno, vi è un corposo numero di campioni regolari senza residui (77,3% su un totale di 3.478), mentre il numero di quelli regolari con uno o più residui si attesta sul 21,5%.

Il numero di campionamenti totali di frutta e verdura è diminuito rispetto all’anno scorso quando sono stati analizzati 3.860 campioni di frutta e 3.893 di verdura contro i 3.601 di frutta e 3.478 di verdura di quest’anno. Ciò anche a causa del mancato rilevamento della regione Molise che ha dichiarato di non svolgere le analisi.

Molte regioni effettuano ancora uno scarso numero di controlli, ma emergono singoli casi di miglioramenti (come in Campania, dove le indagini riguardano numerosi campioni di frutta, verdura e derivati e in Abruzzo dove i risultati evidenziano una maggiore attenzione nella ricerca delle molecole chimiche).

Come ogni anno, è necessario evidenziare che le analisi meno positive (con un maggior numero di campioni irregolari o con residui), non stanno ad indicare necessariamente le regioni più “inquinate” ma quelle che conducono le analisi con maggior precisione e serietà, anche perché i campioni analizzati sono stati prelevati tra quelli in commercio e possono provenire da ogni luogo d’Italia e dall’estero.

Dal rapporto emergono non pochi casi eclatanti di campioni di frutta e verdura con presenza di più pesticidi contemporaneamente, tra questi “vince” la palma di frutto più inquinato un campione di uva analizzato in Piemonte e contaminato da 8 sostanze chimiche.

Ma casi di multiresiduo con 4 o 5 pesticidi presenti contemporaneamente compaiono in molte tabelle, soprattutto nelle analisi effettuate dalle regioni storicamente più attente e scrupolose che cercano (e quindi trovano) un gran numero di principi attivi in un sostanzioso paniere di prodotti.

 


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[ 08-Mag-2009 ]

 

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