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12 Marzo 2010

Kyoto chiama Italia

Fonti rinnovabili, efficienza, risparmio: le proposte di Legambiente per un’altra politica energetica

Per nessun tema come l’energia obiettivi ambientali e di innovazione, di competitività e qualità dello sviluppo viaggiano assieme. Perché l’energia rende evidente il profondo intreccio di questioni globali e locali, di modelli industriali e di costi energetici, di instabilità e conflitti per il controllo delle risorse petrolifere e dei prezzi. Al fondo ci sono le questioni legate a un modello energetico che a livello mondiale continua a essere incentrato sui combustibili fossili.

E’ a questi problemi e alle conseguenze dello scenario in corso che occorre trovare risposta, promuovendo un modello alternativo che sia capace di disegnare una prospettiva di sviluppo fondata su risparmio energetico e su fonti rinnovabili, di rilanciare innovazione e ricerca per farci uscire dall’economia del petrolio e costruire un futuro più sicuro, pulito, moderno. Negli ultimi mesi si è andato diffondendo in tutto l’occidente un forte allarme per i prezzi sempre più alti del petrolio: preoccupazioni più che giustificate, ma che andrebbero inquadrate in analisi e proposte di respiro, che considerino il problema energetico nel suo complesso. Che partano, per esempio, dalla consapevolezza che il mondo è chiamato ad una transizione energetica epocale, e che in tale cammino, finora incerto e lentissimo, il “vecchio” è rappresentato tanto dal petrolio e dal carbone quanto dalla fissione nucleare.

Dove sta il “nuovo” allora? Dentro strade tutt’altro che futuribili: che riducono i consumi e migliorano l’efficienza energetica nei trasporti, nell’industria, nel settore residenziale. Basta guardare i 160 Gigawattora di rinnovabili nel mondo o i numeri di diffusione del solare fotovoltaico in Germania, Spagna, Giappone. Oppure i risultati dell’eolico, che copre oggi una quota sempre più consistente del fabbisogno elettrico in diverse Regioni europee; o allo sviluppo che stanno avendo i biocarburanti. Questi risultati sono stati prodotti in pochi anni, dimostrano come oggi sia possibile cambiare strada, perché ci sono tutte le condizioni tecniche e di mercato. Un Paese dipendente dall’importazione di fonti fossili come l’Italia può prendere il meglio dalla rivoluzione tecnologica e energetica in corso, per ridurre i propri consumi energetici e le emissioni di CO2 evitando così di pagare le multe previste dal Protocollo di Kyoto e senza essere costretta a ricorrere ai provvedimenti adottati nel Novembre 1973 dal Governo Rumor. Nessuna chiusura anticipata di cinema e teatri, ristoranti o riduzione della illuminazione pubblica, ma risparmio energetico a parità di comfort, in case costruite con moderni obiettivi bioclimatici, pannelli solari e moderne tecnologie di risparmio energetico.

Scommettere sulle alternative al petrolio richiede di promuovere la ricerca, l’innovazione; un’economia meno “petrolio-dipendente” è un’economia più moderna. Ridurre le emissioni di anidride carbonica e realizzare gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto rappresenta un primo ma indispensabile passo per invertire la tendenza rispetto all'effetto serra. Perché il processo di riscaldamento globale, provocato soprattutto dai consumi crescenti di petrolio e di altre fonti fossili, non è più soltanto una minaccia ma sta già producendo effetti drammatici: alluvioni e uragani si stanno ripetendo con una forza e una cadenza senza precedenti e determinano modifiche sempre più consistenti negli ecosistemi e nei territori, anche per l’intreccio con la pressione esercitata dall’uomo. Senza interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, gli effetti dei cambiamenti climatici andranno aumentando nel tempo, con accelerazione dei processi di desertificazione e abbandono delle colture mancanza di acqua, aumento dei fenomeni climatici estremi.

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[ 08-Mag-2009 ]

 

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