16 Marzo 2010
Dossier
L’inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane
Oggi conosciamo senz'altro meglio la qualità dell'aria delle aree urbane: si sono estese le reti di monitoraggio, sono migliorati gli strumenti conoscitivi, sono in uso sempre più spesso modelli capaci di integrare le concentrazioni alle emissioni. Sappiamo come si è trasformato l'inquinamento da forme legate alla presenza di sostanze tradizionali quali il piombo, l'anidride solforosa e il monossido di carbonio fino alla comparsa di nuovi inquinanti come il benzene, il benzo(a)pirene, gli Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici), il PM10; sappiamo inoltre che alcuni inquinanti permangono pressoché costanti come gli ossidi di azoto e l'ozono. Tutto questo lo si conosce, così come si è coscienti del fatto che il problema non è circoscritto a poche aree del Paese, ma coinvolge ormai tutti i centri urbani, dove si concentrano i 2/3 della popolazione. Ed è assodato che il traffico è la principale causa dell'inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane[lv1]. L'analisi svolta da Legambiente sulle città italiane, evidenzia come anche per il 2004 l'aria delle città non ha goduto certo di ottima salute. Per le metropoli il quadro è tutt'altro che positivo e la situazione di inadempienza dei limiti stabiliti dalla normativa nazionale e comunitaria vigente riguarda praticamente tutte le principali città italiane. Il PM10 rimane tra tutti l'inquinante che presenta le criticità maggiori. Se da una parte sono molti gli interventi per diminuire la concentrazione di polveri sottili nell'aria (blocchi del traffico, targhe alterne, qualità ambientale dei veicoli circolanti nelle città), l'efficienza delle scelte fatte risultano ancora scarsamente efficienti. In nessuna delle città considerate, salvo Genova, Catania e Trieste (tutte città di mare e quindi maggiormente ventilate), il valore obiettivo dei 50 (g/m3 da non superare per più di 35 volte in un anno viene rispettato. Se poi si considera il valore massimo solo Trieste è al di sotto della soglia di legge. In alcune città (Bari, Firenze, Padova, Roma, Torino e Verona), il valore limite è stato superato per più di 100 giorni all'anno e in particolare a Torino i superamenti sono stati quasi 200. Questo dato risulta particolarmente allarmante se si pensa che i giorni di superamento dovranno scendere a sette entro il 2010. La situazione non migliora se consideriamo i livelli di ozono e le situazioni più critiche si registrano a Bologna, Parma, Padova e Torino, dove in alcune zone il limite viene superato fino a 5 volte. Infine solo poche città rispettano il limite annuale previsto per l'NO2 per il 2004. Proprio per gli alti livelli di inquinamento nelle città, e non solo in quelle italiane, e quindi visto che in rari casi i limiti di legge riescono a essere rispettati la nuova proposta di direttiva europea delinea come una concreta possibilità delle preoccupanti deroghe temporali per il raggiungimento degli attuali limiti di PM10, SO2, CO e piombo e dei limiti futuri (NO2, benzene e PM 2,5).
Allargando il discorso anche ad altre città Europee la situazione non è certamente migliore. L'ufficio Europeo dell'Ambiente (EEB: network delle associazioni ambientaliste europee di cui Legambiente fa parte) sta per pubblicare i risultati di un questionario cui hanno risposto 15 associazioni aderenti all'EEB raccogliendo i dati di 30 città, di cui anticipiamo alcuni risultati. Tra il 2002 e il 2004 quasi tutte le città analizzate hanno registrato superamenti del valore limite di PM10. Alte concentrazioni per un lungo periodo di tempo sono un problema persistente in molte delle città interessate dal questionario. Graz, Bruxelles, Roma, Napoli, Padova, Milano, Riga, Lisbona e Stoccolma hanno superato in tutti e tre gli anni il limite annuale.
I preoccupanti livelli di inquinamento atmosferico sono causati per buona parte dal traffico veicolare che in città rappresenta la principale fonte di emissione di sostanze inquinanti. Inoltre i lunghi tempi di percorrenza di distanze anche molto brevi come in città l'automobile ha fatto il suo tempo e dimostra sempre più di non essere assolutamente il mezzo più adatto per spostarsi da un posto all'altro.
E il trasporto pubblico? Dai dati di Ecosistema Urbano 2006 (riferiti al 2004) di Legambiente scopriamo che perde in un anno il 4% di passeggeri e più del 90% del calo complessivo di utenti riguarda quattro grandi città: Torino, Firenze, Roma, Napoli.
Quello della mobilità resta comunque a livello urbano uno dei temi più sentiti dai cittadini, un campo in cui la voglia di soluzioni degli amministrati supera di gran lunga quella mostrata dagli amministratori. Aumenta infatti la domanda di mobilità, ma questa maggior richiesta è soddisfatta soprattutto dall'auto privata. L'Italia, con 1,7 automobili per abitante nel 2004 è la prima in Europa e tra le prime nel mondo come numero di autovetture in circolazione.
Laddove servirebbero chilometri e chilometri di corsie preferenziali, politiche di pedaggio che scoraggino il traffico privato e rendano più concorrenziale quello pubblico, infrastrutture per il trasporto collettivo al posto, e non in aggiunta, di quelle per il trasporto individuale, si risponde spesso con qualche occasionale blocco del traffico, qualche stop ai vecchi diesel e alle non catalizzate, un po' di targhe alterne, un po' di bus elettrici, un po' di rottamazioni. Il risultato è che restano stabili o addirittura peggiorano i livelli di smog: l'impatto delle polveri sottili tra i cittadini degli otto maggiori centri urbani italiani provoca 10 morti al giorno (come riportato nello studio Misa II sugli effetti dell'inquinamento sulla salute). Anche i dati economici segnalano con evidenza il problema: l'Italia perde infatti ogni anno almeno 6,4 miliardi di euro, apri allo 0,6% del Pil, a causa della congestione del traffico. Poi, ancora, alcune considerazioni legate all'orologio, allo stress, al tempo perso: mediamente napoletani, milanesi, romani o bolognesi passano più di sette anni della loro vita al volante.
Ma i cittadini, come si diceva, dimostrano di avere più coraggio dei loro amministratori al punto che - lo dimostra il sondaggio di Ipr marketing compiuto per Legambiente e Il Sole 24 Ore - in cambio di strade più vivibili, più spedite, più sicure, pagherebbero volentieri quel ticket per accedere nei centri urbani già adottato con successo a Londra e bollato da sindaci, governatori e ministri nostrani come "sacrilego", a parte il Comune di Firenze che lo ha proposto per i non residenti, ma che sarebbe sicuramente un metodo efficace e facile per reperire fondi da riutilizzare per un nuovo modo di muoversi in città.
[ 29-Lug-2008 ]
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