2 Settembre 2010
Legambiente per un turismo dolce nelle Alpi
Le Alpi sono state 'scoperte' dalle avanguardie del turismo solo nel XIX secolo. Nel corso dei decenni quelle avanguardie hanno lasciato il posto all'esplosione del turismo di massa, che ha fatto delle Alpi la principale destinazione montana dei flussi turistici, specialmente per quanto riguarda il turismo invernale legato all'attività sciistica. Il boom degli anni '70 e '80 ha lasciato pesanti segni sull'ambiente alpino, con la realizzazione di grandi comprensori sciistici e, soprattutto nelle Alpi italiane, la proliferazione di un numero impressionante di seconde case, quasi sempre di grave impatto paesaggistico.
Legambiente, sempre attenta alle problematiche dello sviluppo locale nei centri minori, è consapevole dell'importanza del turismo sciistico, ma è molto critica nei confronti degli eccessi e dei danni ambientali che vi si associano, e che costituiscono uno dei più frequenti oggetti delle 'Bandiere Nere' che ogni anno l'associazione assegna nell'ambito della sua 'Carovana delle Alpi'.
Da questa critica nasce l'esigenza di fissare un appuntamento invernale della Carovana delle Alpi, che abbiamo chiamato 'Nevediversa'. L'iniziativa, che nel 2006 si svolgerà nel corso del primo fine settimana di marzo, prevede che nelle diverse regioni alpine vengano organizzati appuntamenti, rivolti ai soci dei circoli, in una o più località montane. Gli appuntamenti potranno essere escursioni, ciaspolate, degustazioni, chiacchierate, appuntamenti musicali, osservazioni notturne, momenti di festa e di relax, per scoprire la bellezza e il piacere di un paesaggio, per stare insieme amabilmente a discorrere, avendo appeso al chiodo, almeno per quel week-end, sci, racchette e snow-board.
Ogni anno sulle Alpi un fiume di denaro viene investito per ammodernare impianti e piste da sci, centinaia di milioni che producono spesso gravi danni ambientali in aree vulnerabili e di grande pregio naturalistico. Per realizzare una nuova pista da sci occorre abbattere foreste, spianare e spietrare pascoli e torbiere; per innevarla artificialmente occorre prosciugare corsi d'acqua e sorgenti; per far girare gli impianti di risalita occorre consumare enormi quantità di energia elettrica; per fare arrivare i turisti occorrono sempre nuove strade che devastano i fondovalle e creano congestione ed inquinamento nei centri abitati; per ospitarli vengono costruite tante, troppe seconde case e colate di cemento.
Il turismo dello sci, oltre ad essere una fonte di divertimento, rappresenta anche una attività economica a cui i piccoli centri montani non possono rinunciare. Ma non ci sembra accettabile che un'attività, pur sempre di svago, debba giustificare qualsiasi sacrificio. Possibile che così spesso non si tenga conto dei vincoli ambientali e paesaggistici, perfino nelle aree naturali protette? Possibile che nulla venga investito per consentire ai turisti di spostarsi su moderni ed affidabili servizi di trasporto collettivo, anziché riempire le strade e i centri turistici di automobili? Possibile che non si riesca quasi mai ad andare 'oltre lo sci', valorizzando anche i paesaggi, le risorse culturali, naturalistiche, gastronomiche che rendono 'inimitabile' ogni località alpina?
E' tutta questione di stile. Di stile di vita. Siamo consumatori esigenti e difficili, a noi la vita piace leggera e ricca. Ci piace la neve, e per questo, per un week-end non andremo a sciare: lo abbiamo già fatto tante volte, questa volta si cambia. Andremo a gustare i piatti di un piccolo borgo montano, a fare una passeggiata con le ciaspole, a guardare le stelle di notte, a compiere una escursione in un'area protetta mentre la natura riposa, a farci accogliere dal caldo di un rifugio alpino per chiacchierare fino a notte fonda. Lo faremo senza prendere l'automobile, ci faremo trasportare dai mezzi pubblici per guardare il paesaggio dai finestrini senza timore di sbandare.
[ 29-Lug-2008 ]
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