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15 Marzo 2010

In movimento

Dal momento che i contorni del mondo mutano incessantemente
e che le nostre conoscenze sulle trasformazioni subite dal globo si affinano sempre più,
è necessario di tanto in tanto rifare un ritratto della Terra.

(Ignacio Ramonet)

Lo scenario in cui ci muoviamo

In pochi anni il mondo è cambiato: fine dell'era industriale, fine della guerra fredda, diffusione dell'informatizzazione, crisi dei più importanti modelli politici, conflitti etnici e religiosi, migrazioni di massa, nuove epidemie, passioni ecologiche, nascita delle organizzazioni non-governative, la globalizzazione neo-liberista...; molti precedenti punti di riferimento sono diventati obsoleti, la cassetta degli strumenti concettuali di cui ci si era serviti per comprendere e spiegare l'evoluzione delle cose si è improvvisamente rivelata inadeguata.

L'egemonia del potere economico influenza ormai, assai più che la politica, la vita degli stati, e lo prova la nascita di istituzioni come il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale, che definiscono le politiche commerciali di gran parte degli Stati della terra. In diversi settori questa evoluzione ha aggravato i più diversi tipi di diseguaglianze. I ricchi, Stati ed individui, sono diventati più ricchi, i poveri più poveri. Un abitante del Ghana, o del Kenya, deve lavorare due anni per intascare l'equivalente della parcella per un'ora di lavoro di un avvocato di New York.

Nel mondo un miliardo e 300 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno, 30.000 persone ogni giorno muoiono per malattie dovute all'assenza di acqua potabile e servizi sanitari, 246 milioni di bambini sono costretti a lavorare e di questi 73 milioni hanno meno di 10 anni. In Brasile sono situate l'11% delle risorse idriche dolci del pianeta... eppure, proprio qui, 45 milioni di persone non hanno ancora accesso all'acqua potabile.

Tra il 1970 e il 2001, il debito estero dei paesi in via di sviluppo è cresciuto di 35 volte.

Diversi milioni di persone lasciano ogni anno il loro paese per stabilirsi in un altro, nella speranza di trovarvi una vita migliore, ma questo tipo di flussi migratori interessa, ormai, tutti gli stati...

Molte delle situazioni che come ambientalisti abbiamo paventato negli anni passati, oggi sono realtà: mutamenti climatici, fragilità del territorio, inquinamento dell'aria, dell'acqua, dei nostri cibi; ma le risposte a tali questioni continuano ad essere del tutto inadeguate. Risposte come la guerra e l'occupazione dell'Iraq: una guerra per il petrolio, ma soprattutto per le risorse e per l'imposizione di un modello, secondo il quale il 20% della popolazione mondiale utilizza e sfrutta oltre l'80% delle risorse dell'intero pianeta.

Gli obiettivi di Legambiente nel Movimento globale

  1. Impedire che i beni comuni, come l'acqua, diventino merce: la grande alleanza tra Sud e Nord, tra la società civile dei paesi industrializzati e di quelli emergenti, può riuscire a contrastare le pratiche antidemocratiche e i limiti del WTO, una istituzione in piena crisi di legittimità.
  2. Costruire un percorso basato su modelli multilaterali nuovi, che si sviluppino sull'ossatura centrale del sistema delle Nazioni Unite, quel luogo nel quale l'elaborazione collettiva della comunità internazionale negli ultimi decenni ha prodotto principi e norme di diritto internazionale, paramento di riferimento imprescindibile per la convivenza e la solidarietà tra i popoli.
  3. Assegnare all'Europa un ruolo strategico nella costruzione di una politica europea all'insegna della pace, della solidarietà, della cooperazione. Già gli scontri transatlantici, su temi quali la lotta ai mutamenti climatici o alla diffusione degli OGM hanno visto Legambiente a fianco delle istituzione europee, tuttavia non possiamo esimerci dal biasimare alcune scelte di fondo dell'Unione Europea. In particolare il rapporto tra l'Unione Europea e i paesi del sud del mondo nel campo degli accordi commerciali: pur rappresentando un interlocutore privilegiato nel dialogo Nord-Sud, l'Europa fa fatica a collocarsi in posizione autonoma rispetto all'impostazione americana, che vuole un'indiscriminata apertura dei mercati: di qui i sussidi all'agricoltura causa di dumping, la protezione dell'industria nucleare in un mondo che ha bisogno di energie rinnovabili, la promozione di una filosofia degenerativa di Kyoto basata sul mercato delle emissioni, che vede una parte dei paesi meno sviluppati come riserva di biodiversità da coltivare da parte dei paesi ricchi per poi scambiarli con la possibilità di inquinare di quest'ultimi.
  4. Promuovere una transizione ad un'economia "leggera" nell'uso delle risorse energetiche. Il modello di sviluppo su cui ci siamo fino ad oggi orientati è insostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Un mondo diverso è possibile, se l'azione dei popoli saprà costruire un altro modello energetico equo e democratico, basato sul risparmio dell'energia e sull'uso distribuito e sostenibile delle risorse rinnovabili. Per questo Legambiente ha sottoscritto il "Contratto Mondiale per l'Energia e il Clima" per bandire guerre e povertà e fermare i cambiamenti climatici.

 

Icona acrobat Scarica la brochure "In movimento" (PDF, 3.5 Mb)

UK flag The scenario we live in

[ 29-Lug-2008 ]

 

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