Vai ai contenuti

2 Settembre 2010

Pendolaria 2008, la campagna di Legambiente per il trasporto pubblico locale

I testimoni del caos

Da Lodi a Milano: il pendolare con le due ruote al seguito

CaseriniStefano Caserini, ingegnere, 42 anni, pendolare tra Lodi e Milano da circa 20 anni, usa il treno come mezzo di trasporto quotidiano. Cinque anni fa scopre che può portare in carrozza anche la bicicletta e da allora è uno dei più fedeli utilizzatori del treno+bici. Docente al Politecnico di Milano e consulente dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, confessa il suo debole: "non è che mi adatto a viaggiare in treno. A me il treno piace davvero. Posso leggere, scrivere. Lo scelgo anche per andare in vacanza". Ogni mattina Stefano sale in sella e parte da casa, in cinque minuti è alla stazione di Lodi, viaggia per circa 40 minuti fino alla Stazione centrale e poi ancora 10 minuti di pedali fino all'ufficio. In tutto risparmia circa mezz'ora al giorno, senza contare che durante il lavoro gli capita di dover fare spostamenti in città e che alla sera riparte dalla stazione di Milano Lambrate. Insomma, la bicicletta si dimostra un'alternativa davvero competitiva. Le rare volte in cui è costretto a prendere l'automobile, sa quando parte ma mai quando arriva a destinazione. Il problema principale per chi usa il treno sono i ritardi, anche se ultimamente gli sembra che siano diminuiti. Inoltre hanno ridotti il numero delle carrozze e si vede costretto a viaggiare tutti i giorni in piedi. "Se posso dare un suggerimento, uno slogan promozionale alle Ferrovie - ci dice - proporrei questo: imparate a gestire il disservizio. Altrimenti non è possibile gestire il servizio. E' necessario che in caso di problemi ci siano avvisi e informazioni come succede negli altri paesi civili". Alcune segnalazioni da ciclista: sul minuetto c'è il locale porta biciclette, ma gli attacchi sono talmente irrazionali da risultare inutilizzabili: sui treni tedeschi invece hanno messo delle semplici cinture, che funzionano alla perfezione e hanno fatto risparmiare un sacco di soldi. In una stazione grande come quella di Milano, poi, non esiste un parcheggio per le biciclette. Se ci fosse, non sarebbe nemmeno necessario portarle sul treno. Per non parlare della possibilità di prenotare una bici a nolo come si fa per il taxi. "Da qualche anno uso la bici anche quando vado a Roma con il pendolino: ho comprato un modello pieghevole che infilo tra i sedili come se fosse una valigia e quando arrivo nella capitale salto sui pedali e via, raggiungo il centro beffando il traffico".

Da Reggio Calabria a Messina: la pendolare sullo stretto

SpagnaGiusi Spagna, 28 anni, medico specializzando in neuropsichiatria infantile a Messina, da dieci anni attraversa ogni giorno lo stretto, da Reggio Calabria verso il capoluogo siciliano e ritorno. All'università fare la pendolare era meno faticoso, adesso che da tre anni si sposta per lavoro affronta quotidianamente una vera odissea. Sono oltre 8mila i reggini, per lo più studenti, che vanno a Messina e dintorni tutte le mattine. Una scelta coraggiosa, anche perché di trasferirsi in Sicilia non ha alcuna intenzione "ci ho provato da studente, ma non mi sono trovata molto bene e ho preferito restare in Calabria" e del Ponte, come quasi tutti quelli che vivono sullo stretto, non vuole nemmeno sentire parlare. Ecco allora che la sveglia suona alle 6 del mattino, con l'auto arriva a Reggio, si imbarca sull'aliscafo e al porto di Messina ha parcheggiato una seconda automobile con cui raggiunge il Policlinico dove attacca alle 8.30. "Alla fine si è rivelata la soluzione meno scomoda. Con i frequenti ritardi e le corse saltate, contare sulla coincidenza di un treno o di un autobus è follia". Già perché anche per chi pendola via mare capita che il traghetto non arrivi e, come nella migliore tradizione ferroviaria, anche in questo caso non ci sono avvisi e informazioni di sorta ai viaggiatori. Ricapitolando: oggi per chi deve passare lo stretto ci sono i cosiddetti "mezzi veloci" delle Ferrovie, che impiegano circa 40 minuti, e da qualche mese in aggiunta si può prendere l'aliscafo di una compagnia privata che imbarca meno gente ma è un po' più veloce. Il problema è che non si tratta di una vera e propria alternativa, perché l'ultimo rientro in continente è alle 17, mente quello del servizio pubblico è alle 19.30. Significa che alla mattina da Reggio le migliaia di pendolari hanno più opzioni e possono distribuirsi su più mezzi, ma non al ritorno. Ma la flotta è risicata, il vettore privato ha un solo mezzo che fa avanti e indietro, mentre le Ferrovie due. Dopo l'incidente del gennaio 2007 (il traghetto delle FS carico di pendolari si scontrò con una nave porta container cagionando 4 morti) uno è andato fuori uso ed è stato rimpiazzato da un mezzo più vecchio che consente le operazioni di imbarco e sbarco molto più lentamente. Le proteste sono all'ordine del giorno, spesso concitate con scontri che portano all'intervento delle forze dell'ordine. "Quando c'erano solo le Ferrovie, capitava spesso che non tutti riuscissero a salire a bordo rimanendo sul molo in attesa della corsa successiva. Modifiche agli orari, corse fantasma. A volte, se finisco tardi alla sera, mi tocca cambiare totalmente il mio piano di viaggio e imbarcarmi sulla nave per Villa San Giovanni: tecnicamente ci vogliono 20 minuti, ma l'imbarco dei mezzi pesanti e delle auto e il traffico in ingresso al porto causano sempre molto ritardo. Da qui mi tocca farmi venire a prendere. Ma chissà quanto durerà questo nuovo vettore privato. In passato ce ne sono stati altri, ma non sono stati in grado di garantire il servizio e sono scomparsi in breve tempo. Quello che chiediamo sono solo più mezzi e un servizio più efficiente.

Da Mondovì a Torino: la pendolare regionale

GascoSilvia Gasco, 34 anni, lavora come impiegata amministrativa alla Regione Piemonte, in pieno centro a Torino. Tutte le mattine parte da Mondovì, in provincia di Cuneo, va in auto fino alla stazione e sale sul treno delle 7.05 proveniente da Savona fino a Torino Porta Nuova: in totale poco più di ottanta chilometri. Altri dieci minuti di autobus e arriva in ufficio poco prima delle nove. "E per fortuna che ho un orario molto elastico, così non devo fare corse affannose. Certo che poi al venerdì, giorno in cui dovrei lavorare part-time, mi tocca recuperare il cumulo di ritardi degli altri

giorni, in media almeno due ore, e addio pomeriggio libero". Silvia si è trasferita a Mondovì sette anni fa e da allora è un'affezionata pendolare delle Ferrovie Italiane. "In un anno il mio treno non è quasi mai arrivato in orario: il ritardo cronico è di 10, 15 minuti. All'andata è sopportabile, ma al ritorno capita di perdere la coincidenza in modo rocambolesco: il treno che ferma a Fossano e mi permette di cambiare in direzione di Mondovì, se arriva anche solo 5 minuti dopo, non incrocia la coincidenza che parte puntuale e imperterrita, ma praticamente vuota. E pensare che serve proprio per i pendolari che arrivano da Torino". In realtà, se usasse l'auto per andare al lavoro, impiegherebbe meno tempo, ma sarebbe un salasso, tra il pedaggio autostradale, oltre 10 euro tra andata e ritorno, la benzina e il costosissimo parcheggio vicino all'ufficio. E poi c'è l'insidia della nebbia che, soprattutto d'inverno, avvolge le strade della pianura Padana. Se capita che alla mattina il treno venga soppresso per guasti o scioperi, allora parte il car pooling con i compagni di sventura. "In questi anni, nonostante i disagi legati ai convogli sporchi, vecchi e inefficienti, la nota positiva è che si è creato un gruppetto di persone che, in caso di necessità, si danno una mano. Con alcuni siamo diventati amici e capita anche che si vada in pizzeria insieme il sabato sera". Una nota dolente è quella delle corse serali: prendere quel treno dopo le 21 è piuttosto sconsigliato per le frequentazioni poco rassicuranti. "Quando frequentavo un corso serale all'Università, mi fermavo a dormire ospite di mio fratello in città. Infine una questione davvero singolare, il costo dell'abbonamento. La tariffa mensile regionale è di 84 euro, quella nazionale (per chi arriva dalla Liguria) di 82. Con la differenza che, i bonus di rimborso per i ritardi del mese precedente vengono accreditati solo su quella regionale. Quindi, per risparmiare un po' di euro, quasi conviene acquistare il più oneroso e sperare, paradossalmente, nella scarsa puntualità delle Ferrovie.

Da Cinisello Balsamo a Milano: la pendolare sportiva

RiboldiFiorella Riboldi, 40 anni, lavora per una società di indagini di mercato a Milano. Vive a Cinisello Balsamo e da circa 2 anni ha cambiato lavoro, spostandosi dal centro della città a una zona più periferica verso nord. Da allora ha deciso che, salvo i mesi invernali, si muove da casa all'ufficio in bici: 15 chilometri in tutto tra andata e ritorno. L'alternativa sarebbe prendere un autobus fino alla stazione di Sesto San Giovanni e quindi la Metropolitana, impiegando nella migliore delle ipotesi 40 minuti. "La performance della bicicletta è insuperabile, sempre 25 minuti dal cancello di casa all'ufficio, dove arrivo tra le 9.15 e le 9.30 e da cui esco alla sera non prima delle 19. E poi c'è l'autonomia di un mezzo che mi consente di fare commissioni lungo la strada, passare a prendere i bambini a scuola. Insomma la bici è sempre lì che ti aspetta, non sei tu ad aspettare lei". Certo, occorre dire che il viaggio su due ruote a volte è anche avvantaggiato da qualche breve tratto "illegale" su un marciapiede o contromano. Ma pur di evitare i mezzi pubblici sovraffollati e bloccati dal traffico dell'ora di punta, si rischia un po'. D'altro canto la sera è abbastanza impegnativo recuperare due figli e due cartelle, magari fare anche la spesa, e andare a casa con la bici a mano. E in azienda non è la sola a scegliere le due ruote. Nel cortile si trovano regolarmente parcheggiate 6 o 7 biciclette tutti i giorni. Una è di un collega che da Bergamo ha adottato il sistema del treno + bici, le altre di impiegati che vivono in città.

Da Padula a Napoli: il pendolare supermattutino

Giuseppe Ferrigno, ha 56 anni, è dirigente dell'assessorato alla Sanità della Regione Campania, vive a Padula, "il profondo sud della provincia di Salerno" come dice lui, e da 20 anni fa il pendolare verso Napoli. Tra andata e ritorno, macina trecentoventi chilometri al giorno, milleseicento a settimana, seimilaquattrocento al mese. Chilometri che lui ha scelto di percorrere con il pullman su cui trascorre cinque ore tutti i giorni. "Se prendessi l'auto impiegherei circa due ore, quindi quaranta minuti in meno, ma sarei costretto a guidare incolonnato sulla Salerno Reggio Calabria e nel traffico di Napoli. Così invece, oltre a risparmiare dal punto di vista economico, evito lo stress e chiacchiero con i compagni di viaggio". La corriera, quella che serve i comuni del Vallo di Diano, è il servizio sostitutivo delle Ferrovie attivato dopo che, nel 1987, è stata chiusa e mai più riattivata la linea Lagonegro-Sicignano per consentire l'elettrificazione della linea Battipaglia - Potenza e mai più riattivata. "Fino a qualche anno fa i pendolari da questa zona erano circa 200, adesso siamo una quarantina di persone. Si può prendere, come faccio io il pullman diretto che, con l'abbonamento Unico Campania che ti consente di viaggiare anche sui mezzi pubblici della città, costa 99 euro al mese. Oppure prendere un bus fino alla stazione di Battipaglia e quindi in treno fino a Napoli". Quella di Giuseppe è una settimana scandita dalla sveglia che suona molto prima dell'alba: in viaggio alle 5.15 per essere in ufficio alle 8. Qualche volta ha un turno di lavoro che gli consente di entrare più tardi e allora sceglie il treno delle 6.33 per essere negli uffici della Regione alle 9.10. Tanto si alza presto la mattina, tanto esce presto e di corsa dall'ufficio alla sera: se vuole salire sul pullman che lo riporta a Padula deve salire su quello delle 16.50. Perché è l'unico che fa il viaggio di ritorno. Altrimenti vale ancora la possibilità di prendere il treno per Battipaglia e poi l'autobus, ma ci vogliono circa 3 ore.

 

Pendolaria 2008

[ 19-Ago-2008 ]

 

server farm by HP

Legambiente Direzione Nazionale - Via Salaria 403, 00199 Roma
Tel. +39 06 862681 - fax +39 06 8621 8474
Cod. Fiscale 80458470582 - P. Iva 02143941009

Privacy Policy