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2 Settembre 2010

Nevediversa 2008

23- 24 febbraio

Ogni anno un fiume di denaro viene investito per ammodernare impianti e piste da sci, centinaia di milioni che producono spesso gravi danni ambientali in aree vulnerabili e di grande pregio naturalistico. Per realizzare una nuova pista da sci occorre abbattere foreste, spianare e spietrare pascoli e torbiere; per innevarla artificialmente occorre prosciugare corsi d'acqua e sorgenti; per far girare gli impianti di risalita occorre consumare enormi quantità di energia elettrica; per fare arrivare i turisti occorrono sempre nuove strade che devastano i fondovalle e creano congestione ed inquinamento nei centri abitati; per ospitarli vengono costruite tante, troppe seconde case e colate di cemento.

Monocoltura dello sci? No grazie!

Oggi la gran parte degli analisti dei fenomeni turistici concorda sul fatto che la 'monocoltura dello sci' rappresenta una vera iattura non solo per i danni ambientali che essa comporta, ma anche sotto il profilo economico, per l'eccessiva dipendenza da una domanda molto concentrata stagionalmente, per la forte suscettibilità alla variabilità climatica, per gli elevati costi di gestione delle strutture (si pensi alla 'bolletta' energetica e idrica degli impianti di innevamento), ed anche per una mutazione avvenuta nei turisti, che sempre più si aspettano di associare altre opportunità al tempo dedicato allo sci: dall'escursionismo ai programmi culturali, dagli itinerari enogastronomici a quelli artistici, dal benessere al termalismo, fino ad arrivare alle aspettative di 'socializzazione' e di reciprocità dello scambio con le comunità ospitanti.

I numeri della finta neve

Neve tecnica, neve artificiale, neve programmata: chiamatela come vi pare, ma sempre di neve finta si tratta: un'invenzione dell'industria turistica per sopperire alle sempre più frequenti stagioni invernali avare di precipitazioni 'vere', e affidata ai 'cannoni', una presenza ormai comune in tutte le stazioni sciistiche. Ogni anno, secondo il recente dossier della CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), se ne producono, nel solo arco alpino, 95 milioni di metri cubi. Ma quanto ci costa? In termini di consumi idrici, produrre tutta questa neve equivale ai consumi annui di una metropoli di 1,5 milioni di abitanti. Qualcuno dirà: sulle Alpi l'acqua non manca! Questo è vero per sei mesi all'anno perché invece d'inverno l'acqua, quella allo stato liquido per intenderci, sulle Alpi scarseggia, e sempre più frequenti sono i casi in cui interi paesi sono costretti a razionare l'acqua potabile, o a rifornirsi con cisterne, perché in inverno le sorgenti sono al minimo di portata e non riescono a soddisfare il fabbisogno. In più, per pompare l'acqua e nebulizzarla con i cannoni, occorre un sacco di energia: l'equivalente dei consumi energetici di una città di oltre mezzo milione di abitanti.

E qui sta un paradosso: per sopperire alla carenza di neve naturale, si consuma sempre più energia , contribuendo proprio all'effetto serra che è la causa principale della riduzione dei ghiacciai, delle minori nevicate e dello scioglimento anticipato della neve.

Tutto ciò si traduce in costi, in gran parte coperti con fondi pubblici: quasi ovunque, infatti, gli investimenti nelle località sciistiche sono fortemente sovvenzionati con risorse di Stato, Regioni ed enti locali. Basti pensare che, in Italia, a partire dagli anni '80, la realizzazione di impianti di innevamento artificale ha comportato - da sola - una spesa complessiva superiore a 1.200.000.000,00 €..

Ciononostante, in annate particolarmente avare di neve (situazione sempre più frequente e legata ai cambiamenti climatici), capita ancora che alcune località richiedano la stato di calamità naturale per ricevere ulteriori aiuti economici da parte dello Stato. E' una situazione insostenibile, dal punto di vista economico ancora prima che ambientale.

Gli impatti ambientali sono molteplici e sempre più pesanti. Anche a causa delle scarse precipitazioni nevose, le piste devono essere livellate e modellate in modo da evitare l'affioramento di ogni asperità, intere pareti e sporgenze rocciose vengono eliminate con esplosivi e bulldozer. Su questi tappeti non si ricostituirà mai un naturale manto erboso. In più, i nuovi divertimenti invernali richiedono continui allargamenti e rimodellamenti di piste: per snowboard e carving servono tracciati più larghi e, in taluni casi, anche separati da quelli dei 'normali' sciatori. Quindi via a nuove piste a costo di abbattere foreste, spianare versanti, devastare paesaggi. Un problema emergente, ma che acquisterà sempre maggiore importanza nei prossimi anni, è legato al potenziale conflitto tra impianti da sci e la tutela della biodiversità alpina in alta montagna, già sottoposta a grave stress proprio a causa dei cambiamenti climatici.

Siamo turisti esigenti, un'altra neve è possibile!

E' tutta questione di stili di vita. Siamo consumatori esigenti e difficili, a noi la vita piace leggera e ricca. Ci piace la neve, per questo, per un week-end, non andremo a sciare, lo abbiamo già fatto tante volte, questa volta si cambia musica. Andremo a gustare i piatti più esclusivi di un piccolo borgo montano, a fare una passeggiata con le ciaspole, a guardare le stelle di notte, a compiere una escursione in un'area protetta mentre la natura riposa, a farci accogliere dal caldo di un rifugio alpino per chiacchierare fino a notte fonda. Lo faremo senza prendere l'automobile, ci faremo trasportare dai mezzi pubblici per guardare il paesaggio dai finestrini senza timore di sbandare.

 

Gli appuntamenti di Nevediversa 2008

[ 19-Ago-2008 ]

 

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