16 Marzo 2010
Sessantasette ettari di superficie, quasi duemila sepolcri, i più antichi risalenti al sesto secolo a.C. Questi numeri fanno dell'area archeologica sul colle di Tuvixeddu, nel pieno centro di Cagliari, la più grande necropoli di epoca punico-romana del Mediterraneo.
Migliaia di anni fa, prima i Fenici poi i Romani, scelsero i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu come luogo di sepoltura. A testimonianza di quel tempo rimangono ancora visibili numerose tombe: loculi scavati nella roccia che caratterizzano da millenni la morfologia del colle e costituiscono memoria perenne della storia della città. Nel corso dell'ultimo secolo il sito ha visto la sua esistenza messa a rischio da opere edilizie, massicce estrazioni minerarie di calcare e scavi clandestini.
Il 40% della necropoli è stato oggetto di un'intensa attività di cava terminata nel 1977. Tonnellate di materiale sono state estratte per soddisfare i bisogni del vicino cementificio. Nella prima metà del ventesimo secolo la crescente domanda di cemento sull'onda del boom economico e edilizio ha richiesto un quantitativo di calcare (che diventa cemento, se miscelato con argilla) sempre maggiore. Una moltitudine di tombe è stata sventrata e spazzata via da una forsennata corsa al progresso. Di quel periodo rimangono insanabili, profonde ferite create dalla mano dell'uomo come un enorme canyon che taglia in due il colle o intere porzioni di collina divorate dai minatori.
Quasi la metà dell'area è ormai urbanizzata. Il colle, situato in pieno centro cittadino, ha risentito della repentina espansione urbana causata dalla pressante richiesta di alloggi nell'immediato dopoguerra. La posizione centrale della necropoli ha fatto gola negli anni ad imprenditori che non hanno avuto scrupoli nell'edificare anche direttamente sopra le camere mortuarie (numerosi sono i tumuli inglobati tra le fondamenta e negli scantinati dei palazzi costruiti durante tutto il secolo scorso). I lavori dei nuovi cantieri stanno ulteriormente occludendo le vie d'accesso ancora disponibili per la necropoli; gettando colate di cemento a pochi metri da siti di inestimabile valore, danneggiano e distruggono ogni tipo di reperto. E' dell'Ottobre dello scorso anno la notizia che una cisterna romana è rimasta seriamente danneggiata dalle benne di un cantiere. Oggi, solo il 12% dell'area archeologica risulta integro ma più di un terzo delle sepolture rimaste è gravemente danneggiato. Legambiente da 16 anni ha cercato di spingere gli enti locali ad attuare un progetto di tutela e valorizzazione di questo bene che prevedesse la realizzazione di un parco archeologico e rendesse finalmente fruibile a tutta la cittadinanza e non solo una risorsa tanto importante. L'impegno e la costante vigilanza di Legambiente (nel 1990 si era già fortemente opposta ad una proposta di progetto che programmava edificazioni per 650.000 mc) hanno ottenuto a Gennaio di quest'anno dalla Regione Sardegna, prima la chiusura preventiva di tutti i cantieri che operano nelle prossimità del colle, poi la delibera di un provvedimento importante e senza precedenti: un esproprio totale di tutte le aree sottoposte a vincolo per la creazione di un parco pubblico completamente dedicato alla necropoli. Negli ultimi mesi l'approvazione di un nuovo Piano Paesaggistico Regionale aveva già assicurato maggiori garanzie per la salvaguardia della necropoli. Le recenti norme però "intralciavano" i lavori di alcuni cantieri avviati a pochi metri dalle tombe ancora integre. Il braccio di ferro tra imprenditori, che volevano far valere le concessioni a loro rilasciate prima della delibera del piano paesaggistico e Regione rischiava di far slittare i tempi della realizzazione del parco. Legambiente è riuscita nell'intento di riaccendere i riflettori sul problema, evitando, come accaduto in passato, che i mille scempi compiuti finissero nel dimenticatoio. E' stata condotta una costante campagna di sensibilizzazione perché la comunità non accettasse come fatto compiuto l'ennesimo danno inferto ad un pezzo importante della propria storia. Ora, grazie anche al contributo di Legambiente, il sogno di vedere il parco archeologico aperto e protetto da qualsiasi minaccia è sempre più realizzabile.
La Soprintendenza e il Ministero dei Beni Culturali in passato non hanno attuato una tutela adeguata dell'area archeologica di Tuvixeddu, tanto che numerose tombe sono state inglobate all'interno di costruzioni private. Si è persino autorizzata la costruzione di una strada a scorrimento veloce che taglia il sito e si estende a pochi metri dalle tombe della necropoli. Riteniamo positiva l'azione della Regione Sardegna e auspichiamo che il Ministero sostenga e avvalori decisamente e concretamente la condotta dell'amministrazione regionale. Chiediamo inoltre che il Ministero preveda la possibilità di stanziare fondi integrativi per far fronte economicamente al progetto recentemente proposto di creazione del nuovo parco archeologico che protegga e valorizzi definitivamente la necropoli punico romana più grande di tutto il bacino Mediterraneo.
programma della serata dedicata al Colle di Tuvixeddu, 13 dicembre 2008
Per informazioni: www.legambientesardegna.com
[ 14-Apr-2009 ]
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