14 Marzo 2010
10 mila cave abbandonate e 5.725 in funzione. Per regolarne la gestione un regio decreto del 1927 e metà delle Regioni senza un piano cave. Ecco tutti i numeri, le leggi, i piani, le buone e cattive gestioni nel dossier firmato Legambiente.
I numeri fotografati dal Rapporto sono impressionanti, le cave attive in Italia sono 5.725 mentre sono 7.774 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. Complessivamente si possono stimare in oltre 10mila quelle abbandonate se si considerano anche le 9 Regioni in cui non sono disponibili dati. Ancora più sorprendente è che la normativa nazionale di riferimento in materia sia ancora oggi un Regio Decreto del 1927. Un testo che esprime chiaramente un’idea dell’attività estrattiva come settore industriale da sviluppare, e in cui sfruttare le risorse del suolo e sottosuolo al di fuori di qualsiasi considerazione territoriale, ambientale o paesaggistica.
A dettare le regole per l’attività estrattiva dovrebbero essere oggi le Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. A evidenziare la necessità di un attenzione nazionale al tema è il fatto che tra le Regioni italiane troviamo situazioni di grave arretratezza e rilevanti problemi.
Migliore è la situazione al centro-nord, dove il quadro delle regole è in maggioranza completo, i piani cava sono periodicamente aggiornati per rispondere alle richieste di una lobby dei cavatori organizzata. In generale la situazione è preoccupante: Veneto, Friuli, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Sardegna, Basilicata non hanno un piano cave. In Calabria addirittura non
esiste una Legge, ne un Piano, in Regione non conoscono nemmeno il numero di cave aperte nel territorio. L’assenza dei piani è particolarmente preoccupante perché in pratica si lascia tutto il potere decisionale in mano a chi rilascia l’autorizzazione. E quando sono i Comuni – come avviene in quasi metà delle regioni – le entrate dalle cave possono diventare una voce di entrata fondamentale in un periodo di riduzione dei trasferimenti statali. Rilevante è il giro di affari di circa 5 miliardi di Euro l’anno, per il solo settore degli inerti. E ancora più incredibile è che a fronte di impatti tanto rilevanti a fronte di guadagni sicuri siano estremamente bassi i canoni di concessione, nelle Regioni del Mezzogiorno addirittura si cava gratis! E se si considera il peso che le Ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo della aree cava è
particolarmente preoccupante una situazione in troppe aree del Paese praticamente priva di regole.
Il Dossier (PDF, 1.6 Mb)
Il comunicato stampa e dati in sintesi
[ 19-Ago-2008 ]
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