Manifesto per
un’energia da rifiuti senza CO2
La digestione
anaerobica
Con questo Manifesto Legambiente
intende puntare l'attenzione e proporre una riflessione a legislatori, decisori
e operatori del settore circa la necessità di strategie e pratiche che
rispondano a una gestione
sostenibile dei rifiuti.
Per "gestione
sostenibile" intendiamo il legame fra il trattamento dei rifiuti e lo
sfruttamento delle fonti energetiche pulite, oltre alla conservazione, o
ripristino, della fertilità dei suoli.
In particolare, proponiamo una
gestione dei rifiuti che preveda 1) l'integrazione della raccolta e della
gestione degli scarti organici nei sistemi di gestione dei rifiuti e 2)
l'integrazione della digestione anaerobica a fianco del compostaggio, nelle
filiere di gestione degli scarti organici.
A questo scopo vorremmo che si
imponesse una strategia nazionale di sostegno e promozione fondata sulle
seguenti azioni:
- produzione di strumenti di conoscenza (rassegne, studi
di settore) destinati agli operatori di settore (pubblici e privati) che
specifichino opportunità, condizioni, criteri per l’adozione della digestione
anaerobica in base agli approcci tecnologici disponibili
- conferma e consolidamento del sostegno economico alla produzione
di energia da fonti rinnovabili, da differenziare in positivo per fonti
energetiche pienamente e veramente rinnovabili, quali il biogas da digestione
anaerobica
- La predisposizione di eventuali strumenti economici di
sostegno ai costi di investimento per centri integrati digestione
anaerobica/compostaggio
- Lo sviluppo di indagini a livello locale, per
verificare l’eventuale disponibilità di digestori (sottoutilizzati o dimessi)
presso i depuratori, e studiarne un possibile recupero funzionale.
Le ragioni del manifesto
- Da un lato, la gestione dei rifiuti richiede la
diffusione di pratiche intese alla gestione della componente
biodegradabile dei rifiuti, la cui sottrazione alla discarica è uno degli
assi tematici della sostenibilità ambientale, come richiesto con enfasi
dalla Direttiva 99/31 sulle discariche e dal Decreto 36/03, che la ha
recepita nell’ordinamento nazionale. Va anche sottolineato che la
separazione all’origine delle frazioni organiche di scarto, è uno degli
elementi portanti nell’aumento
delle percentuali di raccolta differenziata, nonché nei criteri di
ottimizzazione operativa ed economica dei sistemi di gestione del rifiuto
- D’altro canto, il recupero energetico da biomasse è uno
degli assi portanti della riduzione del prelievo di fonti fossili, e può
contribuire in forma determinante alla riduzione dei gas serra ed alla
lotta al cambiamento climatico, come sottolineato dalla Direttiva 2001/77
sulle Fonti Energetiche Rinnovabili.
- Un recupero energetico delle biomasse di scarto, ed
in specifico degli scarti alimentari, mediante termoutilizzazione non è tuttavia molto
sensato in termini ambientali: in
primo luogo, determina un abbassamento delle rese energetiche della
termoutilizzazione, in ragione dell’elevato tenore di umidità di tali
scarti. Inoltre, comporta una mineralizzazione completa della sostanza
organica, sottraendo preziose fonti carboniose alle strategie di
ripristino od aumento della fertilità dei suoli.
- È importante che anche il livello della fertilità
organica dei suoli diventi un parametro fondante nelle valutazioni
ambientali complessive, come è sottolineato nella Strategia Europea sui
Suoli (che individua il declino della sostanza organica come una delle
sette “minacce per il suolo”). L’aumento della fertilità organica,
infatti: sostiene la produzione agricola in quantità e qualità e riduce
gli input chimici ed
energetici al settore; previene i fenomeni incipienti di desertificazione (in
atto in tutta l’area mediterranea, come sottolinea la Convenzione ONU
contro la desertificazione); previene frane, alluvioni, fenomeni di
erosione; contribuisce alla lotta al cambiamento climatico, come
sottolineato nel Programma Europeo sul Cambiamento Climatico, grazie alla
possibilità di “sequestrare” carbonio, sottraendolo nel bilancio
complessivo alla atmosfera, ed alla induzione di migliore lavorabilità e
migliore ritenzione idrica, alla diminuzione del ricorso a concimi chimici e pesticidi,
tutti elementi che determinano un minore input energetico al settore primario.
- La gestione delle biomasse di scarto presenta
l’opportunità di dare una
risposta congiunta a queste tre priorità, grazie alla integrazione della
digestione anaerobica nei piani e nelle pratiche di settore. Infatti la
digestione anaerobica consente una gestione ordinata degli scarti
organici, trasformandoli parzialmente in una fonte pienamente e veramente
rinnovabile (il biogas) e rendendo una componente organica (il digestato)
che può essere maturata (mediante compostaggio) e restituita al suolo per
i piani di ripristino della fertilità organica. La diffusione di colture energetiche potrebbe, inoltre,
aumentare il flusso potenziale di biomassa al sistema, contribuendo sia
all’obiettivo di produzione energetica da fonti rinnovabili, che a quello,
successivo ed integrato, di restituzione di sostanza organica ai suoli.
Nel settore zootecnico, infine, l’adozione della digestione anaerobica
consente una gestione ordinata dei reflui, con autoproduzione di energia,
e può migliorare la gestione delle risorse carboniose ed azotate grazie
alla combinazione con fasi brevi di maturazione aerobica del digestato.
- L’introduzione della digestione anaerobica a fianco del
compostaggio nelle filiere di gestione degli scarti organici, migliora
dunque le prestazioni ambientali del sistema: sostituire le fasi precoci
della stabilizzazione aerobica (compostaggio) permette di conservare
l’energia biochimica degli scarti organici sotto forma di fonte
rinnovabile (mentre il compostaggio richiede un prelievo energetico netto
per la gestione ed il controllo del processo di trasformazione e
“stabilizzazione” della sostanza organica).
- A sua volta, una maturazione del digestato mediante una
fase, relativamente breve, di compostaggio, consente di migliorare le
prestazioni ammendanti delle componenti organiche residue, di ridurre il
potenziale rilascio di metano e ammoniaca dal digestato, e di ridurre la
quota di azoto minerale a favore di quella organica a lento effetto, con
ciò prevenendo la perdita di azoto nella falda e dando risposta alla necessità
di una gestione ordinata delle risorse azotate.
- Il sistema combinato digestione anaerobica + maturazione
aerobica (mediante compostaggio) del digestato presenta altri vantaggi
rispetto al solo compostaggio, quali: una maggiore compattezza delle installazioni,
con minore prelievo di superfici per la loro realizzazione; e la
possibilità di gestire scarti organici anche in scenari (come le aree
metropolitane) con bassa disponibilità di materiali con funzione
“strutturante”, quali gli scarti di giardino
- Nonostante il quadro delle valutazioni sopra
sviluppate sia oltremodo favorevole, allo stato le iniziative di
digestione anaerobica in Italia denotano uno sviluppo numericamente
limitato, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi Europei, come Spagna e Germania. Alcuni fattori
condizionali rallentano, nelle nostre situazioni, l’ulteriore sviluppo del
sistema, e vale la pena di sviluppare una riflessione per affrontare e
superare tali criticità, nella pratica locale e/o con politiche di settore
- Uno dei fattori condizionanti è il costo di investimento
specifico, superiore a quello del solo compostaggio e (in genere) soggetto
a diseconomie di scala. Interventi di sostegno in conto capitale a favore
di iniziative combinate digestione/compostaggio, a mimesi di quanto
avvenuto in Spagna (ove l’uso
dei fondi strutturali è risultato decisivo nello sviluppo del settore) e/o
l’accorpamento delle iniziative a livello di bacino, possono essere
determinanti.
- Un altro fattore è la necessità di prevedere sistemi e
condizioni per la gestione delle acque di processo, il che richiede una
buona integrazione, logistica e possibilmente contrattuale, con i centri
di trattamento e depurazione delle acque, come spesso avviene in Europa
Centrale.
- Opportunità sono offerte anche dal possibile utilizzo di
digestori presenti presso i depuratori, ed originariamente intesi alla
digestione dei fanghi, ma spesso sottoutilizzati od inutilizzati a tale
scopo. La loro conversione (adottati gli opportuni adattamenti) a
digestione delle frazioni organiche di scarto consentirebbe una riduzione dei costi di investimento,
e senz’altro una buona integrazione del ciclo acque-rifiuto.
L’ipotesi della codigestione
(frazione organica dei RU – fanghi) è parimenti perseguibile, anche
se richiede una verifica preliminare (spesso negativa, ma a volte
positiva) degli indici di contaminazione dei fanghi nelle condizioni
locali; ciò allo scopo di
evitare un deterioramento della qualità delle componenti organiche da
avviare, dopo digestione, alla maturazione per la produzione di ammendanti
a destinazione suolo.
Per informazioni: scientifico@legambiente.eu
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19-Ago-2008
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