Vai ai contenuti

14 Marzo 2010

Manifesto per un’energia da rifiuti senza CO2

La digestione anaerobica

Con questo Manifesto Legambiente intende puntare l'attenzione e proporre una riflessione a legislatori, decisori e operatori del settore circa la necessità di strategie e pratiche che rispondano a una gestione sostenibile dei rifiuti.

Per "gestione sostenibile" intendiamo il legame fra il trattamento dei rifiuti e lo sfruttamento delle fonti energetiche pulite, oltre alla conservazione, o ripristino, della fertilità dei suoli.

In particolare, proponiamo una gestione dei rifiuti che preveda 1) l'integrazione della raccolta e della gestione degli scarti organici nei sistemi di gestione dei rifiuti e 2) l'integrazione della digestione anaerobica a fianco del compostaggio, nelle filiere di gestione degli scarti organici.

A questo scopo vorremmo che si imponesse una strategia nazionale di sostegno e promozione fondata sulle seguenti azioni:

  • produzione di strumenti di conoscenza (rassegne, studi di settore) destinati agli operatori di settore (pubblici e privati) che specifichino opportunità, condizioni, criteri per l’adozione della digestione anaerobica in base agli approcci tecnologici disponibili
  • conferma e consolidamento del sostegno economico alla produzione di energia da fonti rinnovabili, da differenziare in positivo per fonti energetiche pienamente e veramente rinnovabili, quali il biogas da digestione anaerobica
  • La predisposizione di eventuali strumenti economici di sostegno ai costi di investimento per centri integrati digestione anaerobica/compostaggio
  • Lo sviluppo di indagini a livello locale, per verificare l’eventuale disponibilità di digestori (sottoutilizzati o dimessi) presso i depuratori, e studiarne un possibile recupero funzionale.

Le ragioni del manifesto

  • Da un lato, la gestione dei rifiuti richiede la diffusione di pratiche intese alla gestione della componente biodegradabile dei rifiuti, la cui sottrazione alla discarica è uno degli assi tematici della sostenibilità ambientale, come richiesto con enfasi dalla Direttiva 99/31 sulle discariche e dal Decreto 36/03, che la ha recepita nell’ordinamento nazionale. Va anche sottolineato che la separazione all’origine delle frazioni organiche di scarto, è uno degli elementi portanti nell’aumento delle percentuali di raccolta differenziata, nonché nei criteri di ottimizzazione operativa ed economica dei sistemi di gestione del rifiuto
  • D’altro canto, il recupero energetico da biomasse è uno degli assi portanti della riduzione del prelievo di fonti fossili, e può contribuire in forma determinante alla riduzione dei gas serra ed alla lotta al cambiamento climatico, come sottolineato dalla Direttiva 2001/77 sulle Fonti Energetiche Rinnovabili.
  • Un recupero energetico delle biomasse di scarto, ed in specifico degli scarti alimentari, mediante termoutilizzazione non è tuttavia molto sensato in termini ambientali: in primo luogo, determina un abbassamento delle rese energetiche della termoutilizzazione, in ragione dell’elevato tenore di umidità di tali scarti. Inoltre, comporta una mineralizzazione completa della sostanza organica, sottraendo preziose fonti carboniose alle strategie di ripristino od aumento della fertilità dei suoli.
  • È importante che anche il livello della fertilità organica dei suoli diventi un parametro fondante nelle valutazioni ambientali complessive, come è sottolineato nella Strategia Europea sui Suoli (che individua il declino della sostanza organica come una delle sette “minacce per il suolo”). L’aumento della fertilità organica, infatti: sostiene la produzione agricola in quantità e qualità e riduce gli input chimici ed energetici al settore; previene i fenomeni incipienti di desertificazione (in atto in tutta l’area mediterranea, come sottolinea la Convenzione ONU contro la desertificazione); previene frane, alluvioni, fenomeni di erosione; contribuisce alla lotta al cambiamento climatico, come sottolineato nel Programma Europeo sul Cambiamento Climatico, grazie alla possibilità di “sequestrare” carbonio, sottraendolo nel bilancio complessivo alla atmosfera, ed alla induzione di migliore lavorabilità e migliore ritenzione idrica, alla diminuzione del ricorso a concimi chimici e pesticidi, tutti elementi che determinano un minore input energetico al settore primario.
  • La gestione delle biomasse di scarto presenta l’opportunità di dare una risposta congiunta a queste tre priorità, grazie alla integrazione della digestione anaerobica nei piani e nelle pratiche di settore. Infatti la digestione anaerobica consente una gestione ordinata degli scarti organici, trasformandoli parzialmente in una fonte pienamente e veramente rinnovabile (il biogas) e rendendo una componente organica (il digestato) che può essere maturata (mediante compostaggio) e restituita al suolo per i piani di ripristino della fertilità organica. La diffusione di colture energetiche potrebbe, inoltre, aumentare il flusso potenziale di biomassa al sistema, contribuendo sia all’obiettivo di produzione energetica da fonti rinnovabili, che a quello, successivo ed integrato, di restituzione di sostanza organica ai suoli. Nel settore zootecnico, infine, l’adozione della digestione anaerobica consente una gestione ordinata dei reflui, con autoproduzione di energia, e può migliorare la gestione delle risorse carboniose ed azotate grazie alla combinazione con fasi brevi di maturazione aerobica del digestato.
  • L’introduzione della digestione anaerobica a fianco del compostaggio nelle filiere di gestione degli scarti organici, migliora dunque le prestazioni ambientali del sistema: sostituire le fasi precoci della stabilizzazione aerobica (compostaggio) permette di conservare l’energia biochimica degli scarti organici sotto forma di fonte rinnovabile (mentre il compostaggio richiede un prelievo energetico netto per la gestione ed il controllo del processo di trasformazione e “stabilizzazione” della sostanza organica).
  • A sua volta, una maturazione del digestato mediante una fase, relativamente breve, di compostaggio, consente di migliorare le prestazioni ammendanti delle componenti organiche residue, di ridurre il potenziale rilascio di metano e ammoniaca dal digestato, e di ridurre la quota di azoto minerale a favore di quella organica a lento effetto, con ciò prevenendo la perdita di azoto nella falda e dando risposta alla necessità di una gestione ordinata delle risorse azotate.
  • Il sistema combinato digestione anaerobica + maturazione aerobica (mediante compostaggio) del digestato presenta altri vantaggi rispetto al solo compostaggio, quali: una maggiore compattezza delle installazioni, con minore prelievo di superfici per la loro realizzazione; e la possibilità di gestire scarti organici anche in scenari (come le aree metropolitane) con bassa disponibilità di materiali con funzione “strutturante”, quali gli scarti di giardino
  • Nonostante il quadro delle valutazioni sopra sviluppate sia oltremodo favorevole, allo stato le iniziative di digestione anaerobica in Italia denotano uno sviluppo numericamente limitato, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi Europei, come Spagna e Germania. Alcuni fattori condizionali rallentano, nelle nostre situazioni, l’ulteriore sviluppo del sistema, e vale la pena di sviluppare una riflessione per affrontare e superare tali criticità, nella pratica locale e/o con politiche di settore
  • Uno dei fattori condizionanti è il costo di investimento specifico, superiore a quello del solo compostaggio e (in genere) soggetto a diseconomie di scala. Interventi di sostegno in conto capitale a favore di iniziative combinate digestione/compostaggio, a mimesi di quanto avvenuto in Spagna (ove l’uso dei fondi strutturali è risultato decisivo nello sviluppo del settore) e/o l’accorpamento delle iniziative a livello di bacino, possono essere determinanti.
  • Un altro fattore è la necessità di prevedere sistemi e condizioni per la gestione delle acque di processo, il che richiede una buona integrazione, logistica e possibilmente contrattuale, con i centri di trattamento e depurazione delle acque, come spesso avviene in Europa Centrale.
  • Opportunità sono offerte anche dal possibile utilizzo di digestori presenti presso i depuratori, ed originariamente intesi alla digestione dei fanghi, ma spesso sottoutilizzati od inutilizzati a tale scopo. La loro conversione (adottati gli opportuni adattamenti) a digestione delle frazioni organiche di scarto consentirebbe una riduzione dei costi di investimento, e senz’altro una buona integrazione del ciclo acque-rifiuto. L’ipotesi della codigestione (frazione organica dei RU – fanghi) è parimenti perseguibile, anche se richiede una verifica preliminare (spesso negativa, ma a volte positiva) degli indici di contaminazione dei fanghi nelle condizioni locali; ciò allo scopo di evitare un deterioramento della qualità delle componenti organiche da avviare, dopo digestione, alla maturazione per la produzione di ammendanti a destinazione suolo.

 

Per informazioni: scientifico@legambiente.eu

[ 19-Ago-2008 ]

 

server farm by HP

Legambiente Direzione Nazionale - Via Salaria 403, 00199 Roma
Tel. +39 06 862681 - fax +39 06 8621 8474
Cod. Fiscale 80458470582 - P. Iva 02143941009

Privacy Policy