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16 Marzo 2010

La top five del cemento illegale

 

L’albergo di Alimuri nella penisola Sorrentina, le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (AG), Palafitta a Falerna Scalo (CZ), le villette abusive di Torre Mileto (FG), lo scheletrone di Palmaria nel Parco delle Cinque Terre.
Sono questi i primi 5 ecomostri costieri, la “top five” del cemento illegale, per cui Legambiente chiede dal 2007 che vengano istruite le pratiche di demolizione perché scompaiano – con corsia preferenziale - dal panorama italiano.

Una selezione che ben rappresenta lo scempio dell’abusivismo edilizi che domina interi tratti del litorale della penisola. Uno scempio fatto di tentativi falliti di speculazione edilizia come quello dei grandi alberghi mai finiti di Palmaria (10.000 metri cubi di cemento che incombono da più di trent’anni sull’isolotto di fronte a Portovenere) e Alimuri (uno schiaffo all'immagine e al paesaggio naturalistico della penisola sorrentina che dal 1971 tiene in ostaggio una delle conche più belle del golfo di Napoli); di abusi tutti privati come le ville sul bagnasciuga ribattezzate dai turisti “palafitta” e “trenino” a Falerna Scalo e le case degli ex assessori del comune di Realmonte in riva al mare sulla spiaggia di Capo Rossello; oppure di vere e proprie città illegali come le 2.500 seconde case costruite negli anni settanta a Torre Mileto, 500 delle quali totalmente insanabili perché interamente sul demanio marittimo.

 

Tutti giù per terra. Viaggio nel Paese degli ecomostri e del cemento selvaggio (maggio 2009)

Abbattuto ecomostro di Palmaria (maggio 2009)

Giù Punta Perotti (aprile 2006)

L’abbattimento di Copanello (gennaio 2007)

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[ 22-Mag-2009 ]

 

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